Quando si scrive la verità senza filtri di palazzo, si sa già a cosa si va incontro. La risposta diffusa dal SIM (leggi qui l’articolo del SIM Carabinieri) Carabinieri al mio articolo (clicca qui per leggere l’articolo di NSC) non mi sorprende, ma merita una replica chiara, diretta e personale. Perché a differenza di chi si nasconde dietro comunicati siglati da anonimi uffici stampa, io ci metto la faccia.
Ci hanno impartito una vera e propria “lectio magistralis” di diritto burocratico e vi dirò, del SIM Carabinieri nutro comunque un rispetto sindacale per i numeri che è riuscito a raggiungere e per alcuni suoi dirigenti che lodo per le encomiabili capacità. Tuttavia tra commi, codici e citazioni dell’articolo 24 della Legge 448/98, hanno provato in tutti i modi a spiegare ai Carabinieri d’Italia che non hanno capito niente, che sono degli “illusi” e che dovrebbero pure ringraziare per un rinnovo contrattuale irrispettoso da circa 80€.
Ma la maschera cade proprio laddove il loro testo tradisce la vera natura del sindacalismo che praticano.
C’è un passaggio che qualifica chi lo ha scritto meglio di qualsiasi analisi giuridica, e mi auguro che non sia stato nessuno dei dirigenti di cui nutro stima. Quando il SIM liquida la straordinaria partecipazione di oltre 6.000 lavoratori con le stellette definendola “fotografie aeree delle piazze” o “quattro amici al bar”, sta manifestatamente deridendo i propri colleghi.
Deridono i Carabinieri delle Stazioni, i ragazzi dei Radiomobili, i colleghi dei Reparti che hanno messo la propria faccia, la propria dignità e i propri sacrifici per scendere in strada a gridare che con quegli stipendi non si arriva a fine mese. Definire quella rabbia autentica come “disinformazione” da “compensare con le piazze” dimostra una sola cosa: quanto si siano estraniati dalla vita reale della strada. Chi vive nei salotti romani non sente più l’odore dell’asfalto e non rispetta più chi la divisa la indossa al freddo e al caldo ogni giorno.
Il pensiero sulla vicenda
Lo voglio ribadire a lettere di fuoco, affinché nessuno speculi sulle mie parole: né io né il Nuovo Sindacato Carabinieri abbiamo nulla contro i dirigenti militari. Sosteniamo con convinzione e senza alcuna preconcetta riserva il loro diritto a un congruo, giusto e dignitoso riconoscimento stipendiale. La dirigenza ha responsabilità e merita una tutela all’altezza.
Il punto non è la tutela della dirigenza, il punto è l’ipocrisia del doppio binario!
Il SIM vuole spiegarmi la differenza tra il comma 1 (dirigenti) e il comma 4 (magistrati), accusandomi di aver fatto confusione sulla sentenza del TAR Lazio n. 7613/2026. Ma poi, traditi dalla loro stessa foga di difendersi, cadono in una contraddizione clamorosa nello stesso testo!
Scrivono infatti testualmente che l’adeguamento della dirigenza militare soffre “della stessa metodologia che il Consiglio di Stato ha già ritenuto illegittima per i magistrati” e vantano orgogliosamente di “avere gli strumenti per aprire quel contenzioso”.
E allora vedete che la sostanza è esattamente quella che ho denunciato io?
- Ammettono essi stessi che i calcoli ISTAT per la dirigenza sono sbagliati e vanno impugnati per recuperare i soldi (e qui concordo!).
- Però, quando si è trattato di trattare il contratto della base (Carabinieri, Appuntati, Brigadieri, Marescialli e Ufficiali Inferiori), la stessa aggressività negoziale è sparita. Lì si è corsi a firmare a testa bassa a cifre mortificanti, raccontando ai colleghi la favola che “non ci sono soldi e bisogna essere realistici”. (qui invece la penso in modo totalmente diverso).
Per i dirigenti si impugnano i DPCM e si preparano i ricorsi; per la base si firmano gli aumenti da prefisso telefonico. È questo il doppio peso e la doppia misura che contestiamo!
Ho scampato la morte e porto al petto la Medaglia d’Argento al Valor Civile, non mi preoccupo delle minacce.
Ci ricordano i Decreti ministeriali sventolando le scadenze del 2027. Rispondo con la tranquillità di chi non deve rendere conto ai burocrati, ma ai Carabinieri: la vera rappresentatività non è una concessione ministeriale né un feudo ereditario. Chi usa i timbri del Ministero come una clava per silenziare le critiche dimostra solo di non riconoscere la diversità di pensiero.
Io continuo a stare dalla parte dei colleghi, dalla parte di quei 6000 che il 18 luglio 2026 erano in piazza, a guardarli negli occhi e a metterci la faccia. Se per il SIM essere un sindacato significa deridere la piazza e giustificare le briciole per la base con le lezioni di diritto, allora sono orgoglioso di fare un altro tipo di sindacato. Un sindacato vero, libero, che tutela tutti — dal Carabiniere al Generale — senza sacrificare mai chi sta in basso.
Una domanda però voglio farla…secondo voi perché 6.000 militari sono scesi in piazza? Quelli non eravamo “quattro amici al bar”. Eravamo la spina dorsale dell’Arma dei Carabinieri e delle Forze Armate. Militari che hanno deciso di chiedere con la loro presenza più attenzione da parte della politica. E io sarò sempre al loro fianco. E credetemi amici del SIM, non ho paura di nulla. Mi hanno svestito dei miei colori, mi hanno tolto l’identità ma qui ho trovato amici per cui vale la pena lottare…e lo farò sempre, anche senza rappresentatività (se è questo che voi, e qualcun altro sperate!)…Buone vacanze, io non potrò farle perchè con il distacco mi tocca uno stipendio base e neanche il FESI, ma le passerò felicemente in famiglia e con gli amici di NSC e del PATTO.
Michele Capece, Segretario Generale Vicario del Nuovo Sindacato Carabinieri