Quando siamo scesi in piazza come “Patto per la Sicurezza e la Difesa” ci hanno definito degli “illusi”. Pensavano che la nostra rabbia fosse un fuoco di paglia e non si aspettavano minimamente una risposta così imponente, una partecipazione di massa che ha spiazzato i palazzi della politica e della burocrazia riunendo NSC-USAMI-SINAFI-ITAMIL e SILMM per una massa sindacale di migliaia di associati con le stellette.
Oggi la maschera è caduta e il quadro si ricompone con una chiarezza tanto solare quanto sconcertante: quella piazza aveva perfettamente ragione.
Avete capito adesso perché alcune sigle sindacali avevano così tanta fretta di correre ai tavoli negoziali e firmare il rinnovo contrattuale per il personale non dirigente?
Mentre a chi garantisce la sicurezza dei cittadini ogni giorno sulla strada veniva propinato un rinnovo contrattuale frettoloso, con aumenti irrisori di circa 85 € dalle qualifiche di base, al chiuso delle stanze del potere si preparava l’incasso per ben altri livelli.
Profonda attenzione avevano destato, a tal proposito, anche quelle APCSM note per essere vicine a una parte rispetto all’altra: organizzazioni che sui propri siti ufficiali avevano lamentato a caratteri cubitali l’insufficienza delle risorse disponibili per il rinnovo contrattuale, arrivando addirittura a invocare l’intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri, salvo poi apporre di corsa e senza esitazione la propria firma sul rinnovo contrattuale. Oggi comprendiamo finalmente che la forza dei numeri della base viene utilizzata per favorire una parte e sfruttare l’altra.
Il meccanismo è stato cinico e calcolato. Alcune sigle hanno fatto leva sulla forza dei vostri numeri, sulla massa critica degli iscritti della base, per sedersi al tavolo e accelerare la firma. Quella fretta serviva ad attivare un tassello fondamentale, una clausola inserita negli allegati dell’accordo: l’impegno del Governo ad aprire entro soli 90 giorni il tavolo per la Dirigenza. Hanno usato la forza numerica dei non dirigenti come merce di scambio per assicurarsi una corsia preferenziale per il tavolo che conta. E puntuale come un orologio, appena chiuso il contratto della base, è scattata la mossa: quattro sigle sindacali hanno inviato una formale e perentoria diffida alla Presidenza del Consiglio e al Ministero della Difesa per chiedere l’applicazione immediata della sentenza del TAR Lazio n. 7613 del 27 aprile 2026.
Di cosa parliamo? Di soldi veri. La sentenza in questione, nata dal ricorso dei magistrati (i cui stipendi sono legati per legge a quelli della dirigenza militare), ha stravolto i vecchi criteri di calcolo dell’adeguamento ISTAT, imponendo la media aritmetica e l’inclusione di ogni voce accessoria.
Risultato? Fino a 16.000 euro di arretrati per le posizioni interessate. Il Nuovo Sindacato Carabinieri lo dice chiaramente e senza infingimenti: anche noi sosteniamo con convinzione la giusta retribuzione per la classe dirigente, ma ad una condizione. La tutela retributiva dei dirigenti militari è un diritto legittimo e non abbiamo alcuna contrarietà nel veder riconosciuti i loro diritti. Ma sostenere la dirigenza non deve e non può mai significare sacrificare la base!
La nostra denuncia riguarda la responsabilità morale e politica di chi ha usato due pesi e due misure. Dove era questa aggressività negoziale, dove erano queste diffide perentorie, dove era questa determinazione quando si trattava della vita, della dignità e del potere d’acquisto dei Carabinieri in pattuglia? Perché per la base si accetta supinamente la favola della “scarsità di risorse” e ci si accontenta delle briciole, mentre per i vertici si azionano immediatamente le armi legali per pretendere arretrati a cinque cifre?
Chi pensava di aver chiuso la pratica svendendo i contrattualizzati e liquidando la protesta della piazza ha fatto male i suoi calcoli. Quella straordinaria risposta dei colleghi non è stata un punto d’arrivo, ma la scintilla d’innesco: si apre ufficialmente la SECONDA FASE della nostra mobilitazione.
Non assisteremo passivamente a questo scempio. NSC rifiuta una logica che usa i numeri della base per fare cassa ai piani alti e crea militari di serie A e di serie B. Porteremo la protesta in ogni sede, perché la consapevolezza è l’unica vera arma per spezzare questa catena: i Carabinieri non sono carne da cannone e meritano una tutela sindacale vera, equa e dignitosa, dal primo grado al vertice.
Capece Michele, Segretario Generale Vicario del Nuovo Sindacato Carabinieri