Roma, 23 giugno 2026 – Alla fine del mese di giugno del 2026, assistiamo purtroppo ancora una volta a una persistente e ingiustificata criticità nella gestione della mobilità del personale appartenente al ruolo Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri. A oggi, una quota significativa di quadri direttivi – in particolare nei gradi di Capitano, Maggiore, Tenente Colonnello e Colonnello – non ha ancora ricevuto alcuna formale comunicazione sulla propria futura destinazione d’impiego per il mese di settembre.
Questo cronico ritardo non è più tollerabile. Quella che l’Amministrazione gestisce come una “pratica burocratica” si traduce nei fatti in una vera e propria paralisi decisionale ed esistenziale per i colleghi e per le loro famiglie, ponendosi in aperto contrasto con i moderni principi di efficienza dell’azione amministrativa e con la tutela costituzionale della famiglia.
Sul tema è intervenuto con fermezza Ilario Castello, Segretario Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC):
“La specificità militare e il principio dell’obbedienza non possono e non devono diventare un’esimente per giustificare carenze programmatorie che sono, per loro natura, ampiamente prevedibili. Gli Ufficiali dell’Arma non sono pedine isolate su una scacchiera, ma professionisti al perno di nuclei familiari che subiscono direttamente gli effetti di uno spostamento geografico.
Negare la conoscenza della propria sede a meno di sessanta giorni dal movimento calpesta i doveri di buona fede, correttezza e trasparenza previsti dall’Art. 97 della Costituzione e dalla Legge 241/1990.
“Le ripercussioni segnalate dal Nuovo Sindacato Carabinieri toccano ambiti critici della vita quotidiana del personale:
• Diritto allo studio dei figli (Art. 34 Cost.): Con i bandi comunali per asili e mense ormai chiusi e i termini di iscrizione scaduti, i militari si trovano nell’impossibilità di garantire una serena continuità didattica ai propri figli.
• Emergenza logistica ed economica: Trovare un alloggio idoneo nei mesi di luglio e agosto, nel pieno del picco turistico, comporta costi insostenibili. Inoltre, il mancato preavviso espone gli Ufficiali al paradosso economico di dover pagare doppie mensilità di affitto.
• Lavoro del coniuge: Nel 2026 la figura del coniuge a carico è minoritaria. Questo ritardo impedisce ai partner (professionisti, dipendenti pubblici o privati) di dare le dimissioni nei termini contrattuali o di pianificare il proprio futuro lavorativo, minando il bilancio familiare.
Tutto ciò, inevitabilmente, si riflette sull’efficienza del servizio. Un comandante logorato da gravose preoccupazioni familiari e logistiche non può garantire la serenità d’animo necessaria per esercitare delicate funzioni di direzione investigativa, gestione dell’ordine pubblico e comando di reparto.
Le richieste del Nuovo Sindacato Carabinieri
In virtù delle prerogative sindacali sancite dalla Legge 46/2022, il Segretario Nazionale Ilario Castello, a nome di NSC, chiede con forza al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri di:
1. Pubblicare ad horas tutti i trasferimenti pendenti per il mese di settembre 2026, azzerando questo intollerabile stato di incertezza.
2. Istituzionalizzare un preavviso minimo di 90 giorni per i trasferimenti ordinari, rendendo obbligatoria la pubblicazione dei movimenti di settembre entro il 31 maggio di ogni anno.
3. Attivare tavoli di confronto permanenti con le Associazioni Professionali a Carattere Sindacale Tra Militari (APCSM) per monitorare l’impatto sociale dei trasferimenti e varare reali misure di welfare compensative, come il supporto alloggiativo e l’aiuto al ricollocamento lavorativo dei coniugi.
I vertici dell’Arma devono comprendere che il benessere del personale non è un fattore secondario, ma la risorsa strategica primaria dello Stato. Il sindacato non farà un passo indietro nella tutela della dignità degli Ufficiali e delle loro famiglie.
La Segreteria Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri