I Carabinieri non si tirano mai indietro, ogni militare è pronto a lasciare gli affetti e la propria quotidianità per correre in aiuto della cittadinanza, dimostrando un senso del dovere che non conosce orari né esitazioni. È questa la natura stessa della nostra missione, un impegno totale che merita il massimo rispetto istituzionale e amministrativo.
Invece, mentre come Nuovo Sindacato Carabinieri stiamo conducendo una battaglia durissima e senza sosta ai tavoli del Dipartimento della Funzione Pubblica per rivendicare stipendi dignitosi e pensioni eque – in un momento storico ed economico a dir poco disastroso per le famiglie in divisa – sul territorio e negli uffici assistiamo a cortocircuiti che penalizzano proprio il personale specializzato.
La beffa per le API e per i Negoziatori
Il quadro delle ultime settimane delinea una situazione inaccettabile su ben due fronti:
- Il personale API (Aliquote di Primo Intervento): ha subito il mancato pagamento della quota FESI specifica a causa di una omessa o errata registrazione dei turni sul memoriale di servizio da parte dei rispettivi reparti. Errori burocratici interni che si traducono, di fatto, nel blocco delle indennità da parte del CNA.
- I Negoziatori: qui si consuma un’altra clamorosa anomalia. È stata proprio l’azione incisiva e determinata di NSC a far introdurre una specifica quota FESI per questa delicatissima e altamente specializzata figura professionale. Eppure, nonostante questa storica conquista sindacale, i colleghi non hanno riscontrato alcuna differenza nell’importo percepito rispetto allo scorso anno.
Siamo però convinti. e lo auspichiamo di buon grado, che il Comando Generale adotterà con la massima tempestività le dovute misure correttive per corrispondere quanto prima le somme spettanti, sanando un’ingiustizia che penalizza professionisti che operano in contesti ad altissimo rischio psicofisico.
La responsabilità del Comando e l’onere dei Comandanti
In questo scenario, emerge con forza la centralità e la responsabilità del ruolo di chi guida i reparti. Esercitare il comando non significa soltanto coordinare attività operative o vigilare sul rispetto dei regolamenti; significa, prima di tutto, farsi carico del benessere e dei diritti dei propri subordinati.
La gestione amministrativa, la corretta rendicontazione dei servizi e la verifica delle spettanze economiche non sono vuoti adempimenti burocratici, ma atti formali che incidono direttamente sulla vita delle donne e degli uomini in divisa. Un Comandante ha il dovere morale e professionale di verificare che la macchina dei propri uffici funzioni alla perfezione. Se il personale risponde sempre “presente” alle emergenze, la catena di comando deve rispondere con altrettanta prontezza e precisione nella tutela dei loro diritti economici.
Mentre noi lottiamo a Roma contro una Funzione Pubblica spesso distante dalle nostre rivendicazioni pensionistiche e contrattuali, pretendiamo che l’Amministrazione interna faccia la sua parte, rispettando e valorizzando il personale comandato. NSC continuerà a vigilare e a fare pressione a ogni livello: la dignità dei Carabinieri non si tocca, né ai tavoli del Governo, né all’interno delle nostre caserme.
La Segreteria Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri