Carabinieri, Esercito, Marina e Aeronautica:
proposta di legge sulle attività extraprofessionali dei militari
Quattro organizzazioni sindacali, oltre 15.000 militari rappresentati: «Più libertà professionale per sostenere reddito e futuro previdenziale»
Quattro organizzazioni sindacali rappresentative del personale dell’Arma dei Carabinieri, dell’Esercito Italiano, della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare, che complessivamente rappresentano oltre 15.000 militari, hanno predisposto e sottoscritto una proposta di legge per riformare la disciplina delle attività lavorative extraprofessionali del personale militare.
L’iniziativa nasce dalla crescente difficoltà economica che interessa migliaia di donne e uomini in uniforme: perdita di potere d’acquisto, indennità ferme da decenni e persistenti criticità previdenziali rendono sempre più difficile sostenere le normali spese familiari.
La domanda posta dalle quattro organizzazioni è semplice: se le risorse pubbliche non consentono di recuperare pienamente il potere d’acquisto e garantire prospettive previdenziali adeguate, perché impedire al personale militare di utilizzare il proprio tempo effettivamente libero e le proprie competenze per integrare legalmente il reddito familiare?
La proposta non prevede una liberalizzazione indiscriminata. Resterebbero fermi il controllo e l’autorizzazione dell’Amministrazione, l’assenza di conflitti di interesse, la tutela della sicurezza e della riservatezza, la salvaguardia dell’efficienza psicofisica e la piena prevalenza degli obblighi istituzionali e operativi.
L’obiettivo è superare il rigido requisito dell’occasionalità e introdurre il principio della compatibilità concreta con il servizio, consentendo, quando non vi siano incompatibilità, lo svolgimento anche continuativo di attività autonome, subordinate o professionali. Sono inoltre previste procedure autorizzative certe, termini definiti e obbligo di motivazione degli eventuali dinieghi.
Il reddito prodotto potrebbe inoltre generare contribuzione previdenziale valorizzabile, secondo gli strumenti consentiti dall’ordinamento, rafforzando così non soltanto il reddito immediato delle famiglie, ma anche la futura posizione pensionistica del personale, senza nuovi o maggiori oneri diretti per la finanza pubblica.
«NON CHIEDIAMO PRIVILEGI. CHIEDIAMO DI POTER LAVORARE.»
Le quattro organizzazioni chiedono quindi alle forze politiche e parlamentari di aprire un confronto concreto e di tradurre la proposta in un’iniziativa legislativa: riconoscere alle donne e agli uomini in uniforme, compatibilmente con gli obblighi derivanti dalla loro funzione, la possibilità di utilizzare responsabilmente tempo libero, lavoro e competenze per migliorare la condizione economica e previdenziale propria e delle proprie famiglie.
Qualora tali proposte non potessero essere attuate, l’unica soluzione dignitosa rimarrebbe quella di riconoscere una retribuzione equa e adeguata al delicato e fondamentale lavoro che le donne e gli uomini in divisa svolgono quotidianamente al servizio del Paese.
Nuovo Sindacato Carabinieri