Dalla visione investigativa del colonnello Raffaele Giovinazzo alla continuità operativa del tenente colonnello Marco Gianluca Filippi, fino al lavoro sul campo della Sezione Operativa guidata dal luogotenente Serafino Madeo: dietro il risultato c’è il sacrificio di uomini che hanno messo il dovere davanti a tutto.
L’Operazione Ginestra consegna alla Sibaritide un messaggio inequivocabile: lo Stato c’è, i Carabinieri ci sono e la criminalità organizzata non può considerarsi padrona del territorio.
Dietro gli arresti, le intercettazioni, i pedinamenti, le videosorveglianze, i riscontri investigativi e la ricostruzione di una rete criminale articolata, esiste un lavoro immenso, durato anni, condotto con metodo, determinazione e straordinaria professionalità.
Un lavoro che merita di essere raccontato, perché troppo spesso l’attenzione mediatica si concentra sugli effetti dell’operazione, dimenticando gli uomini che ne hanno costruito, giorno dopo giorno, le fondamenta investigative.
Un riconoscimento particolare va al colonnello Raffaele Giovinazzo, artefice e promotore del progetto investigativo avviato nel 2021. Una visione investigativa che ha saputo individuare la complessità del fenomeno criminale, sviluppare una strategia di lungo periodo e avviare un percorso di approfondimento capace di ricomporre tasselli, collegamenti e dinamiche che per anni avevano condizionato il territorio.
A quella impostazione è seguita una continuità investigativa di grande rilievo sotto la supervisione del tenente colonnello Marco Gianluca Filippi, che ha accompagnato lo sviluppo delle attività con capacità di coordinamento, rigore professionale e attenzione ai dettagli investigativi. Una continuità di metodo e di impegno che ha consentito di valorizzare il lavoro maturato negli anni e portarlo avanti attraverso un’attività complessa e articolata.
Ma il cuore operativo di questa attività è stato anche il lavoro quotidiano della Sezione Operativa del Reparto Territoriale di Corigliano-Rossano, all’epoca retta dal luogotenente Serafino Madeo, il cui contributo sul campo, in sinergia con i superiori e con tutti gli investigatori coinvolti, ha rappresentato una componente fondamentale del percorso investigativo.
Sono proprio questi militari che meritano di essere ricordati. Uomini che hanno lavorato lontano dai riflettori, spesso notte e giorno, sacrificando tempo personale, affetti familiari e impegni privati. Attività investigative delicate, fatte di pazienza, osservazione, riservatezza, capacità di lettura dei fenomeni criminali e grande spirito di sacrificio.
Non si tratta soltanto di raccogliere elementi investigativi: significa conoscere il territorio, comprenderne le dinamiche, individuare le relazioni, ricostruire i collegamenti tra gruppi criminali e arrivare a colpire anche livelli di vertice di organizzazioni radicate e strutturate.
Le risultanze dell’inchiesta restituiscono infatti un quadro impressionante: collegamenti con la regia criminale di Cirò, contabilità occulta, spartizione dei proventi illeciti, estorsioni, traffico di droga, controllo delle attività economiche e dinamiche criminali che hanno attraversato per anni Corigliano-Rossano e l’intera Sibaritide.
Questo è il lavoro investigativo che non può essere dimenticato.
Come Nuovo Sindacato Carabinieri, Segreteria Regionale Calabria, riteniamo doveroso rivolgere un riconoscimento pubblico a tutti i militari che hanno contribuito a questa operazione. Non soltanto a chi ha ricoperto incarichi di responsabilità, ma soprattutto a ogni singolo carabiniere che ha partecipato alle attività, spesso nell’ombra, con professionalità, abnegazione e senso dello Stato.
E qui vogliamo essere chiari: non possiamo ricordarci dei Carabinieri soltanto il giorno degli arresti, quando le immagini delle operazioni riempiono giornali e televisioni. Dobbiamo ricordarci di loro anche il giorno dopo, quando tornano a lavorare con organici, mezzi e carichi di responsabilità che meritano attenzione e tutela.
Alla popolazione di Corigliano-Rossano e della Sibaritide diciamo una cosa: dietro questo risultato ci sono uomini in uniforme che hanno dedicato anni della propria vita alla sicurezza della vostra comunità.
I Carabinieri non sono comparse nelle operazioni dello Stato. Ne sono protagonisti. E meritano rispetto, riconoscimento e sostegno concreto.
La legalità non si difende con gli slogan, ma con il lavoro, il coraggio, la competenza e il sacrificio di chi ogni giorno indossa una divisa.
A tutti loro va il nostro ringraziamento e il nostro plauso istituzionale.
Lo Stato ha dimostrato di esserci. Adesso dimostri di esserci anche per chi lo serve.
Antonio Noè
Segretario Generale Regionale Calabria del Nuovo Sindacato Carabinieri