“#IoStoConLaCoerenza” e anche con Santovito se serve a riflettere
In questi giorni il dibattito pubblico e le chat di servizio sono giustamente concentrati sulla vicenda che ha visto protagonista il Generale di Brigata Rodolfo Santovito a Milano, accompagnata da una forte e meritata ondata di solidarietà attraverso l’hashtag #IoStoConSantovito.
Come esponente del Nuovo Sindacato Carabinieri, intendo sgomberare il campo da qualsiasi equivoco, interpretazione distorta o strumentalizzazione: conosco personalmente da tempo il collega Rodolfo Santovito, ne conosco le straordinarie qualità umane e professionali, e comprendo perfettamente la tensione, il logoramento operativo e la forte provocazione subita in quel contesto di piazza che lo hanno spinto a quella reazione umana. Non c’è in me e nell’Associazione a cui appartengo alcuna volontà di attaccare la sua figura o di invocare sanzioni.
L’attenzione mediatica e istituzionale riservata a questo episodio obbligano tuttavia ad una riflessione più ampia e profonda.
Dal punto di vista normativo, il Codice dell’Ordinamento Militare (D.Lgs. 66/2010) e il TUROM (D.P.R. 90/2010) circoscrivono con precisione l’azione disciplinare:
Gli Art. 1350 C.O.M. e Art. 732 TUROM regolano i doveri di contegno nello svolgimento del servizio o in luoghi militari. Gli Art. 1350, comma 3 C.O.M. e Art. 713, comma 2 TUROM richiamano il militare a evitare fuori servizio comportamenti capaci di ledere il prestigio dell’Istituzione.
La giurisprudenza amministrativa insegna che la lesione del “prestigio” non è un concetto astratto o discrezionale, ma richiede il cosiddetto strepitus fori (clamor fori): una reale ed effettiva risonanza pubblica capace di scalfire la fiducia dei cittadini nell’Arma.
Sotto questo profilo la vicenda di Milano ricade astrattamente all’interno del suddetto perimetro normativo, salve naturalmente le necessarie e doverose valutazioni delle circostanze in cui essa è maturata e si è sviluppata, al fine di un concreto accertamento della potenziale responsabilità.
La vera criticità, che genera amarezza tra il personale di ogni ordine e grado, risiede nel fatto che spesso l’Amministrazione ha inopinatamente travalicato il suddetto confine, avviando procedimenti disciplinari, e spesso sanzionando, i militari, per avvenimenti maturati in ambiti estranei al contesto del servizio e della disciplina, quali micro-contesti privati (riunioni di condominio, diverbi familiari, alterchi con vicini) alla presenza di poche persone e senza alcuna reale, ampia e indiscriminata propalazione dei fatti all’esterno.
In quei casi, pur in assenza di strepitus fori e di una concreta lesione del prestigio dell’Arma, la prassi sanzionatoria ha spesso applicato un dogmatismo inflessibile, trasformando drammi intimi o sfoghi privati in presunte violazioni delle norme di contegno e decoro.
Ecco perché il caso del Generale Santovito deve rappresentare il definitivo punto di svolta culturale per l’intera Istituzione.
Anch’io sto con Santovito. Sto con lui se la comprensione, l’immedesimazione nello stress operativo e la tolleranza mostrate nei suoi confronti diventano la regola valutativa per tutti i carabinieri.
Ma dichiarare di “stare con Santovito” o “essere Santovito” ha senso a una sola condizione: che questo episodio induca tutti coloro che sono titolari del potere disciplinare a una seria e matura riflessione. È ora di riportare e contenere la disciplina militare entro il suo naturale perimetro normativo, smettendo di invadere la sfera intima e domestica dei militari, dove non esiste alcun clamore pubblico.
La disciplina non è il buco della serratura del salotto di casa. Essa serve a tutelare il servizio e l’Istituzione nella società, non a giudicare, con perbenista moralismo da pianerottolo, le fragilità umane consumate nella propria vita privata o addirittura intima.
Se il caso Santovito aiuterà a riportare buon senso, equilibrio e rispetto della privacy nell’esercizio del potere sanzionatorio, allora questa spiacevole vicenda sarà servita a fare un passo avanti per il bene di tutti i Carabinieri.
Giovanni Adamo, Dirigente Nazionale Area Dirigenti