Il Nuovo Sindacato Carabinieri – Segreteria Regionale Piemonte e Valle d’Aosta – segue con attenzione il dibattito sviluppatosi intorno alla legge n. 121 del 1981 e le dinamiche che spingono diversi colleghi a valutare percorsi e concorsi verso altre amministrazioni dello Stato, inclusa la Polizia di Stato.
Non abbiamo alcun interesse a sollevare sterili polemiche né a trasformare questioni istituzionali in una competizione tra Forze dell’Ordine. Il nostro punto di partenza è il massimo rispetto per i colleghi della Polizia di Stato: poliziotti e carabinieri condividono quotidianamente sacrifici, carenze organiche, difficoltà legate alle risorse, alla turnistica e alla sicurezza nei servizi di controllo del territorio.
Tuttavia, quando si affrontano organizzazione della sicurezza e carriere, occorre considerare le peculiarità concrete con cui operiamo nei territori della nostra regione.
Equiordinazione non significa omologazione: la specificità del territorio piemontese
Il nostro ordinamento garantisce la sostanziale equiordinazione del personale delle Forze di polizia e dei relativi trattamenti economici. È un principio equo e irrinunciabile, che però non può cancellare le differenze strutturali di impiego e di responsabilità.
Un maresciallo dell’Arma e un appartenente al ruolo ispettori della Polizia di Stato condividono parametri e qualifiche corrispondenti. Ciò che può differire è il carico di responsabilità autonoma attribuito sul campo. Il Piemonte è una regione vasta e complessa: dall’area metropolitana di Torino e dai capoluoghi provinciali alle vallate alpine e ai territori montani; dalle Langhe, dal Roero e dal Monferrato alla pianura tra Novarese e Vercellese, fino al Verbano-Cusio-Ossola e all’Alessandrino.
Nei centri maggiori Polizia di Stato e Arma operano fianco a fianco. Nella realtà quotidiana, tuttavia, i presidi dell’Arma garantiscono continuità senza conoscere festività o pause, facendosi spesso carico anche di quelle esigenze che, per diverse ragioni, finiscono per trovare nelle Stazioni Carabinieri il loro punto di riferimento.
In molte di queste realtà un maresciallo non è soltanto un operatore qualificato: è Comandante di Stazione, dirige uomini e servizi, gestisce adempimenti amministrativi, logistici e di polizia giudiziaria ed è spesso il primo riferimento istituzionale per Sindaci e comunità locali.
Se il DPR n. 335 del 1982 prevede la possibilità che agli ispettori della Polizia di Stato vengano affidate responsabilità di reparti o uffici, nell’Arma il comando territoriale affidato ai marescialli rappresenta una componente strutturale dell’organizzazione sul territorio.
La domanda, quindi, è semplice: se grado e parametri stipendiali sono equiparati, chi misura e riconosce la responsabilità di comando effettivamente esercitata?
Fuga dai ruoli e valorizzazione del personale: interrogativi necessari
La scelta di colleghi formati dall’Arma di concorrere verso la Polizia di Stato o altre amministrazioni non deve essere vista come una gara tra divise né liquidata con superficialità.
Ci chiediamo se il Comando Generale e i Ministeri competenti si interroghino concretamente sul fenomeno e se non sia necessario analizzare, su base almeno quinquennale, dati relativi ai passaggi verso altre amministrazioni e alle dimissioni, alle progressioni di carriera, ai tempi di permanenza negli incarichi di comando e alle condizioni di impiego nelle sedi isolate o ad elevato carico operativo.
Se i numeri confermassero una maggiore attrattività di altre carriere, non avrebbe senso colpevolizzare chi sceglie percorsi diversi. Occorrerebbe invece comprendere cosa altre amministrazioni riescano a offrire in termini di qualità della vita, mobilità, trasparenza nelle progressioni e rapporto tra responsabilità assunte e retribuzione. Pari dignità, ma equo riconoscimento della responsabilità
NSC Piemonte e Valle d’Aosta non chiede di togliere un euro, una tutela o una progressione ai colleghi della Polizia di Stato, con i quali esiste una quotidiana fratellanza professionale sulle strade, chiediamo però che l’equiordinazione non diventi un alibi per livellare il riconoscimento delle responsabilità. Sebbene esista già una tabella, tuttavia, i valori non danno reale merito alle responsabilità assunte dai comandanti, rendendo meno attrattiva l’assunzione del Comando di Reparti.
La legge 121/1981 e il coordinamento sul territorio regionale
La legge 121/1981 rappresenta un pilastro della sicurezza del Paese, ma dopo oltre quarant’anni deve potersi confrontare con le trasformazioni della società e del territorio.
Discutere dell’articolo 15, che nei comuni privi di Commissariato di P.S. attribuisce le funzioni di Autorità locale di P.S. al Sindaco, non significa attaccare i colleghi della Polizia. Nei numerosissimi comuni piemontesi dove la Polizia di Stato non è presente con propri uffici, la gestione quotidiana della sicurezza ricade concretamente sul presidio territoriale dell’Arma.
Valutare un aggiornamento normativo che rifletta questa realtà operativa, salvaguardando il coordinamento della Prefettura e del Ministero dell’Interno, significa rendere più efficiente il sistema. Allo stesso modo, riteniamo necessaria una reale terzietà delle strutture di coordinamento interforze a livello provinciale e regionale: il coordinamento deve appartenere allo Stato e garantire pari dignità e valorizzazione a tutte le componenti dell’ordine pubblico.
Un tavolo di confronto per la sicurezza in Piemonte
A livello regionale auspichiamo l’apertura di un confronto tecnico, basato su dati oggettivi, che affronti i carichi di lavoro e la distribuzione dei presidi nelle otto province piemontesi, le effettive responsabilità operative e gestionali dei ruoli ispettori nelle diverse Forze, i criteri di avanzamento, la remunerazione delle funzioni di comando e il perfezionamento dei meccanismi di coordinamento locale.
Poliziotti e Carabinieri meritano la stessa dignità e le medesime tutele di fronte alle difficoltà del servizio. Ma laddove lo Stato richiede responsabilità aggiuntive di comando e presidio del territorio, ha il dovere di misurarle e riconoscerle adeguatamente.
Davide Tufo, Segretario Generale Regionale del Nuovo Sindacato Carabinieri – Piemonte e Valle d’Aosta