Di recente è emersa nel panorama delle relazioni sindacali una proposta, indirizzata ai Ministri della Difesa e dell’Interno, che richiede l’istituzione di un Tavolo tecnico per aggiornare la Legge 1° aprile 1981, n. 121 (l’ordinamento della pubblica sicurezza). Pur presentata sotto una veste di riflessione istituzionale, questa iniziativa solleva una questione di principio fondamentale su cui il Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC) ritiene doveroso fare chiarezza di fronte a tutto il personale.
Il nodo centrale è semplice: qual è il vero ruolo di un sindacato militare?
Noi crediamo che la rappresentatività data dai lavoratori debba servire unicamente a tutelare i diritti della base, non ad assecondare logiche di potere o a rivendicare maggiori spazi di manovra per i vertici dello Stato Maggiore. Allo Stato Maggiore e alle sue prerogative pensano già fin troppo bene i canali istituzionali e gerarchici; un sindacato non può e non deve trasformarsi in un ufficio di corrispondenza delle alte cariche.
Le nostre motivazioni: le vere priorità per chi sta su strada
Andare a sollecitare modifiche alla Legge 121/81 per ridiscutere i pesi e gli equilibri di coordinamento tra i vertici delle Forze di polizia (come i conflitti di competenza tra le autorità tecniche) significa allontanarsi dai bisogni reali del personale. Se davvero si vuole aprire un confronto normativo alto, le priorità su cui investire l’azione sindacale sono ben altre e riguardano la vita quotidiana dei carabinieri:
• Diritti sindacali effettivi e dignitosi: L’efficienza delle norme si misura da quanti diritti reali e tutele concrete garantiscono al personale in uniforme. È su piccoli ma fondamentali accorgimenti normativi per dare pienezza ai diritti sindacali militari che bisognerebbe concentrare gli sforzi, non su speculazioni dottrinali di palazzo.
• Equità e valorizzazione reale per legge: Se si vuole parlare di un’effettiva valorizzazione delle competenze istituzionali a livello provinciale, la strada da seguire è chiara. Bisogna puntare a una revisione strutturale del decreto legislativo 19 maggio 2000, n. 139 (carriera prefettizia), prevedendo un’apertura strutturale alla carriera prefettizia per gli ufficiali dell’Arma dei Carabinieri direttamente per legge, sottraendola alla discrezionalità di provvedimenti estemporanei. Questa sarebbe una reale crescita per l’Istituzione.
• Attualizzazione della Legge Madia (L. 124/2015): La vera urgenza è chiedere l’applicazione e l’aggiornamento di quella riforma, che puntava a ottimizzare il sistema creando specifiche e distinte aree di competenza, valorizzando concretamente le donne e gli uomini che operano sul territorio.
La nostra scelta di campo: con il personale, sempre
La differenza di visione è profonda e strutturale. C’è un modo di intendere il sindacato che tende a sovrapporsi alla linea gerarchica, parlando la lingua dei vertici e preoccupandosi dei loro equilibri di potere. E c’è il modo del Nuovo Sindacato Carabinieri, che sceglie di rimanere fermamente ancorato alla base. Riteniamo che siano le donne e gli uomini in uniforme, con i loro sacrifici quotidiani, a meritare una rappresentanza autentica, trasparente e autonoma. Custodire le tradizioni e l’efficienza del sistema non significa cedere all’immobilismo, ma significa anche evitare che le rivendicazioni dei lavoratori vengano utilizzate per scopi che non gli appartengono. Al centro di ogni nostra azione e di ogni nostra motivazione c’è, e rimarrà sempre, soltanto il Carabiniere.
Roma, 7 luglio 2026
La Segreteria Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri