Esiste una domanda che ogni amministratore pubblico dovrebbe porsi prima di assumere qualsiasi decisione organizzativa: la scelta che sto facendo migliora realmente il servizio e riduce la spesa pubblica oppure produce l’effetto contrario?
È una domanda semplice, ma fondamentale.
Perché quando si gestiscono uomini, mezzi e risorse economiche dello Stato non esistono decisioni prive di conseguenze.
Negli ultimi anni è stato più volte sostenuto che alcune scelte adottate nella gestione dei servizi di scorta abbiano consentito una significativa riduzione dei costi dell’Amministrazione.
Tuttavia, osservando quotidianamente ciò che accade sul territorio, emerge una realtà che merita un serio approfondimento.
Le decisioni organizzative adottate sembrano infatti generare un incremento della spesa pubblica, oltre a produrre effetti negativi sull’efficienza operativa e sul benessere del personale.
L’ultimo episodio ne rappresenta un esempio emblematico.
A fronte della dichiarata carenza di organico del Reparto Scorte di Reggio Calabria, uno dei servizi di tutela è stato affidato alla Compagnia territoriale più vicina al domicilio temporaneo del soggetto tutelato.
Una soluzione che, sulla carta, potrebbe apparire funzionale.
Nella pratica, invece, determina un meccanismo che rischia di moltiplicare i costi.
Se il servizio fosse stato assicurato dal personale titolare del Reparto Scorte, la spesa per l’Amministrazione sarebbe stata sostanzialmente limitata ai buoni pasto.
Con l’impiego di personale proveniente da altro reparto, invece, entrano in gioco fogli di viaggio, trattamento di missione, percorrenze chilometriche aggiuntive, consumi di carburante e continui spostamenti dei mezzi di servizio.
Il risultato è un costo sensibilmente superiore rispetto a quello che si sarebbe sostenuto con una diversa pianificazione.
Ma il dato ancora più preoccupante è che questo non rappresenta un episodio isolato.
Lo stesso sistema viene applicato quotidianamente anche ai militari impiegati come rinforzo nei servizi di scorta.
Una quota rilevante di questi operatori proviene infatti da articolazioni situate fuori comune e presta servizio in regime di missione, con conseguente corresponsione delle relative indennità e utilizzo dei fogli di viaggio.
A ciò si aggiunge un’ulteriore criticità che non può essere sottovalutata. Da quando vengono impiegati nei servizi di scorta militari non specializzati, si stanno registrando con sempre maggiore frequenza rotture e danni ai mezzi di servizio. L’impiego di personale non specificamente formato e addestrato per questo particolare servizio, oltre a determinare un inevitabile incremento dei costi manutentivi e delle riparazioni a carico dell’Amministrazione, impone una seria riflessione anche sotto il profilo della sicurezza operativa, poiché i veicoli destinati ai servizi di tutela richiedono competenze professionali specifiche e un elevato livello di preparazione nella guida e nella gestione degli interventi.
Tradotto in termini concreti significa che, ogni giorno, l’Amministrazione sostiene costi aggiuntivi che, sommati nell’arco dei mesi e degli anni, rischiano di trasformarsi in un considerevole aggravio per le casse pubbliche.
Denaro che appartiene ai contribuenti italiani.
Denaro che dovrebbe essere amministrato secondo criteri di efficienza, economicità e buon andamento, principi sanciti dall’articolo 97 della Costituzione.
Ma il tema economico è soltanto una parte del problema.
Ogni militare sottratto alle Stazioni territoriali per essere impiegato in queste modalità rappresenta una pattuglia in meno sulle strade, un equipaggio in meno a disposizione dei cittadini, un presidio di legalità indebolito.
È una scelta che appare difficilmente conciliabile con gli indirizzi del Comando Generale, orientati invece al rafforzamento delle Stazioni Carabinieri e alla tutela della loro piena operatività.
A pagare il prezzo più alto sono, ancora una volta, i Carabinieri.
Turni più gravosi.
Continui spostamenti.
Missioni ripetute.
Maggiore stress operativo.
Una qualità della vita lavorativa inevitabilmente compromessa.
E quando si compromette il benessere del personale si compromette anche l’efficienza dell’Istituzione.
Il Nuovo Sindacato Carabinieri non intende alimentare polemiche personali.
Non ci interessa individuare colpevoli.
Ci interessa che le risorse pubbliche vengano utilizzate nel modo più razionale possibile e che il personale venga organizzato secondo criteri di efficienza, equilibrio e rispetto della dignità professionale.
Per questo riteniamo doveroso chiedere una verifica approfondita dell’attuale modello gestionale.
Se dagli accertamenti dovesse emergere che l’organizzazione dei servizi produce costi superiori rispetto alle alternative disponibili, impoverisce gli organici territoriali e determina un impiego non ottimale delle risorse economiche e umane, allora sarebbe necessario intervenire senza esitazioni.
Chi ricopre incarichi di responsabilità nella pianificazione dei servizi ha il dovere di garantire risultati concreti.
Quando tali risultati non vengono raggiunti, la capacità di assumere decisioni tempestive diventa essa stessa un atto di responsabilità amministrativa.
Governare significa scegliere.
Ma significa anche correggere gli errori quando i fatti dimostrano che una scelta non produce i risultati attesi.
Difendere il denaro pubblico non è uno slogan.
Difendere il denaro pubblico, senza mettere in discussione la sicurezza del personale e dei tutelati, non è uno slogan. È un dovere morale.
Difendere il benessere dei Carabinieri non è una rivendicazione sindacale.
È una condizione indispensabile per garantire sicurezza ai cittadini.
Il Nuovo Sindacato Carabinieri continuerà a vigilare con rispetto delle istituzioni, ma con la fermezza che deriva dalla responsabilità di rappresentare migliaia di donne e uomini in uniforme.
Perché ogni euro speso inutilmente è un euro sottratto alla sicurezza del Paese.
E ogni decisione organizzativa deve avere un solo obiettivo: servire meglio lo Stato, i cittadini e i Carabinieri.
Antonio Noè Segretario Generale Regionale Calabria e Lo Duca Domenico e Ferrara Emanuele Commissari della Segreteria Provinciale di Reggio Calabria del Nuovo Sindacato Carabinieri.