L’ennesimo intervento ad altissimo rischio si è concluso con un Carabiniere gravemente ferito e con un epilogo che inevitabilmente riaccende il dibattito sulle condizioni in cui i nostri militari sono costretti a operare ogni giorno.
Nella serata di ieri due Carabinieri hanno affrontato un inseguimento estremamente pericoloso per fermare un cittadino straniero che, alla guida di una potente autovettura, aveva seminato il panico mettendo a repentaglio la vita di numerosi utenti della strada. Il fermo è stato possibile soltanto al termine di una violenta colluttazione e grazie all’utilizzo del taser.
Durante le concitate fasi dell’intervento, uno dei militari ha riportato una grave ferita a una mano. A lui rivolgiamo la nostra più sincera vicinanza e l’augurio di una pronta guarigione.
Il soggetto fermato, successivamente affidato alle cure del personale sanitario del 118, è andato in arresto cardiaco durante il trasporto in ospedale. Un epilogo che ci addolora profondamente e che impone il massimo rispetto, ma che non può far passare in secondo piano il sacrificio, il coraggio e i rischi affrontati dai Carabinieri intervenuti.
Ancora una volta emerge una realtà che denunciamo da tempo: i Carabinieri operano quotidianamente in contesti sempre più violenti e imprevedibili, sapendo che ogni intervento può trasformarsi in un procedimento giudiziario, con pesanti conseguenze personali, professionali ed economiche.
L’introduzione del registro 45-bis rappresenta certamente un primo passo nella tutela degli operatori, ma non basta. I Carabinieri continuano a non disporre di reali strumenti di tutela: nessuno scudo penale e nessuna protezione concreta rispetto alle ingenti spese legali che spesso sono costretti a sostenere per aver semplicemente svolto il proprio dovere.
Non è più accettabile che chi difende lo Stato debba sentirsi meno tutelato di chi lo aggredisce.
Per questo chiediamo a tutte le Istituzioni un confronto urgente e l’adozione di misure concrete a tutela delle donne e degli uomini del comparto Difesa e Sicurezza. Chi serve lo Stato non può essere lasciato solo, né durante un intervento operativo né dopo, quando è chiamato a difendere in tribunale le proprie azioni compiute nell’esclusivo interesse della collettività.
La tutela di chi indossa un’uniforme non è un privilegio: è una garanzia per lo Stato, per la legalità e per la sicurezza di tutti i cittadini.
Ilario Castello, Segretario Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri