Comandare non significa semplicemente conoscere a memoria il Codice Penale o applicare i regolamenti come una scure. Comandare, nellโArma dei Carabinieri, dovrebbe significare guida, capacitร relazionale, etica e rispetto della persona. Purtroppo, la realtร che troppo spesso ci viene segnalata dai colleghi descrive un quadro ben diverso: contesti lavorativi tossici, pressioni psicologiche, “dispetti” istituzionalizzati e dinamiche che sconfinano nel vero e proprio mobbing.
Comportamenti di questo tipo non intaccano solo lโefficienza del servizio, ma minano nel profondo la serenitร lavorativa, personale e persino familiare dei Carabinieri. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: stress psico-fisico, sofferenza e colleghe o colleghi costretti ad assentarsi per tutela della propria salute.
Ma ciรฒ che sconcerta non รจ solo il clima d’ansia che porta alla malattia; รจ la reazione sistemica che ne consegue. Assistiamo a un uso sproporzionato degli strumenti di controllo: l’invio a raffica di visite fiscali domiciliari nel giro di pochissime ore, al limite dell’accanimento, tanto da far sollevare perplessitร e sconcerto persino agli stessi medici dell’INPS. Strumenti nati per garantire la correttezza amministrativa rischiano cosรฌ di trasformarsi in forme di pressione indiretta, quasi a voler punire chi ha avuto il “coraggio” di crollare.
Una ferita ancora piรน aperta per chi, come il personale proveniente dal ruolo Forestale, ha giร subito sulla propria pelle la violenza istituzionale di una militarizzazione forzata e che oggi si trova catapultato ad affrontare le asperitร e le rigiditร peggiori della vita militare, invece di veder valorizzata la propria specificitร e professionalitร .
L’articolo 2087 del Codice Civile e il derivante D.lgs. 81/2008 impongono al datore di lavoro di tutelare l’integritร fisica e morale dei prestatori di lavoro. Un principio che non si ferma davanti ai cancelli di una Caserma o di un Comando di Gruppo. Il Nuovo Sindacato Carabinieri non rimarrร a guardare. Un comandante che gestisce il proprio personale attraverso la rigiditร formale e il clima di sospetto invece che con l’ascolto e l’empatia ha giร fallito nella sua missione fondamentale. ร tempo che l’amministrazione si interroghi seriamente su questi fenomeni, ormai fin troppo frequenti, e su come vengono selezionati e formati coloro che sono chiamati a gestire la risorsa piรน preziosa dell’Arma: le donne e gli uomini in divisa.
Chi pensa di utilizzare il proprio ruolo per esercitare pressioni o velate ritorsioni sappia che il tempo del silenzio รจ finito. Il vero cambiamento passa dalla tutela della dignitร di ciascun Carabiniere. Per il momento, il Nuovo Sindacato Carabinieri si limita a rilevare ufficialmente lโaccaduto e a seguire da vicino la situazione, garantendo il massimo supporto e la piena tutela ai colleghi coinvolti. La questione verrร affrontata direttamente con il Comando Regionale di competenza.Tuttavia, che sia ben chiaro: qualora la vicenda non trovi unโimmediata risoluzione a tutela della serenitร lavorativa e personale del personale, e senza che vi sia alcun tipo di ripercussione a loro danno, NSC non esiterร a compiere i passaggi successivi.
Non ci nasconderemo e porteremo il fatto alla luce della stampa nazionale, affinchรฉ l’opinione pubblica sappia esattamente cosa sono costretti a vivere i Carabinieri all’interno dell’Amministrazione, dietro quella facciata dove all’esterno sembra sempre tutto bello, fino ad adire, se necessario, le opportune sedi giudiziarie.
Il tempo dei silenzi รจ finito: la tutela dei diritti รจ il nostro unico cambiamento.
Irene Carpanese, Segretario Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri