Prendiamo atto della recente direttiva emanata dal Comandante Generale, Gen. C.A. Salvatore Luongo, sul tema della reperibilità telefonica fuori servizio. Sorge tuttavia il forte sospetto che vi sia un preciso disegno volto a esporre il Comandante a facili critiche, con il fine non troppo velato di spianare la strada a logiche di successione per la poltrona più ambita dell’Arma.
Appare evidente il tentativo di certa stampa e politica di strumentalizzare i servitori dello Stato, colpendo subdolamente proprio chi sta tentando di scardinare lo status quo per tutelare le fasce del personale più esposto.
Fatta questa doverosa premessa, se da un lato è condivisibile il richiamo alla leadership, all’abnegazione e alla vicinanza al personale, valori che costituiscono l’ossatura morale dell’Arma, dall’altro non possiamo tacere di fronte a un’impostazione che scivola pericolosamente sul piano del diritto positivo e della tutela dei lavoratori in uniformi.
Non si tratta di alimentare polemiche strumentali, ma di riaffermare un principio cardine dello Stato di Diritto: l’etica non può sostituire la norma, né la “cultura del dovere” può convertirsi in una forma dissimulata di lavoro gratuito o servitù h24.
Definire la raggiungibilità telefonica come un “dovere morale” che prescinde dal turno di servizio genera un vulnus concettuale e normativo intollerabile. L’istituto della reperibilità non è una concessione né un’opzione etica, ma un servizio formale previsto dal D.P.R. 39/2018, disciplinato nella contrattazione di comparto, soggetto a compensazione economica e a precisi limiti di turnazione.
Invitare i Comandanti a garantire una presenza telefonica costante al di fuori della reperibilità formalmente ordinata rischia di legittimare una “reperibilità di fatto” non retribuita e non contingentata.
Il settore della difesa e della sicurezza non è un’isola extraterritoriale esente dalle norme sul recupero psicofisico. La Direttiva UE 2003/88/CE e l’art. 1493 del Codice dell’Ordinamento Militare (D.Lgs. 66/2010) – che richiama espressamente la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (D.Lgs. 81/2008) – impongono la prevenzione del burnout e il rispetto del riposo biologico.
L’iper-connessione pretesa “per via etica” erode progressivamente il confine tra vita privata e servizio, esponendo i Quadri e i Comandanti a un logoramento psicofisico costante. L’operatività si garantisce con ordini di servizio trasparenti ed equamente distribuiti.Spostare la reperibilità dal piano amministrativo (ordine formale) a quello etico (“idoneità al comando”) espone il personale a un grave rischio di arbitrio valutativo e disciplinare.
La moral suasion non può diventare il cavallo di Troia per eludere la contrattazione collettiva e i diritti fondamentali del lavoratore.
Chiediamo al Comando Generale:
Un chiarimento formale che ribadisca l’assoluta volontarietà della disponibilità fuori orario laddove non sia disposto un formale turno di reperibilità retribuito.
L’apertura immediata di un tavolo di confronto con le APCSM per perimetrare chiaramente il diritto alla disconnessione e regolamentare l’uso dei dispositivi informatici/telefonici di servizio.
Garanzie scritte affinché la mancata risposta al telefono fuori dal turno di servizio non costituisca elemento di valutazione negativa o presupposto per contestazioni disciplinari.
Come Associazione Sindacale, ribadiamo che la dedizione e il senso di responsabilità dei nostri Comandanti non sono in discussione, come dimostrano quotidianamente sul campo. Tuttavia, la tutela della salute, il diritto alla disconnessione e il rispetto delle norme contrattuali rappresentano per noi linee rosse invalicabili.
Restiamo in attesa di un tempestivo riscontro, pronti a un confronto costruttivo per il bene dell’Istituzione, ma altrettanto irremovibili nel tutelare, in ogni sede consentita, la dignità e i diritti di tutti i lavoratori in uniforme.
La Segreteria nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri