A TUTTI I CARABINIERI D’ITALIA
Appena il Governo ha calato le carte svelando le risorse reali per il nostro rinnovo contrattuale, ho rifiutato l’accordo. L’esperienza sul campo mi permette di fare i conti all’istante: so perfettamente in quali offensivi spiccioli si traduce quell’ammontare totale nelle tasche di ogni singolo Carabiniere. È una cifra inaccettabile, che calpesta persino gli impegni assunti al termine dello scorso contratto, rimasti carta straccia.
Non ci voleva una scienza infusa per capire che questi fondi erano del tutto insufficienti. Eppure, scommetto che adesso — solo ora che noi abbiamo alzato la voce e annunciato la mobilitazione — assisteremo al solito teatrino: vedrete altre sigle svegliarsi improvvisamente dal sonno e correre a fare comunicati fotocopia per dire che non firmeranno. Troppo facile rincorrere la piazza quando la strada è già stata tracciata da altri con capacità e lungimiranza. La verità è che con le promesse e le chiacchiere dell’ultimo minuto i Carabinieri non possono fare la spesa, né possono assicurare una vita dignitosa ai propri figli.
Oggi la Funzione Pubblica prova a distrarci offrendo piccoli mercanteggiamenti sul numero dei distacchi sindacali o con il fumo negli occhi di presunti aumenti legati all’istituto dell’ausiliaria. Vogliono usarla come una “toppa” politica per trattenerci in servizio fino a 65 anni, per rimediare al loro totale fallimento sulla mancata attivazione della previdenza complementare. A me, e a NSC, questi baratti e questi specchietti per le allodole non interessano. Noi non scambiamo i privilegi delle sigle o i prolungamenti forzati del servizio con la vita e la salute dei colleghi.
Io pretendo la dignità economica e previdenziale per tutti noi. Siamo stretti nella morsa del costo della vita e condannati a una pensione futura che, se non si attiva subito la previdenza complementare, difficilmente supererà il 60% dell’ultimo stipendio. Questo non è uno Stato che tutela i suoi servitori, è uno Stato che li impoverisce e pretende di logorarli sulla strada fino alla vecchiaia.
Per questo, il prossimo 18 luglio scenderemo in piazza a Roma a manifestare. Con il rispetto istituzionale che ci distingue, ma con tutta la cattiveria sindacale che la situazione richiede, diremo in faccia alla politica che la nostra dignità non è in vendita. NSC ci mette la faccia insieme al fronte unico di USAMI, SINAFI, ITAMIL e SILMM. Abbiamo avuto il coraggio di unirci e di dire NO ai giochi di palazzo.
Adesso la partita si sposta su di voi, cari Colleghi.
Aprite gli occhi e guardate chi vi tutela davvero e chi vi prende in giro rincorrendo all’ultimo minuto le nostre battaglie. Se volete un sindacato che non fa sconti a nessuno, che non si vende per due distacchi e che parla chiaro, è il momento di salire a bordo: iscrivetevi a NSC, sostenete l’unica vera forza che difende la vostra tasca e i vostri diritti.
Io ho scelto la schiena dritta, ma ho bisogno della vostra presenza fisica e del vostro orgoglio. Il 18 luglio a Roma non dobbiamo essere soli: i Carabinieri devono partecipare in massa e devono farlo insieme alle loro famiglie. Portiamo in piazza le nostre mogli, i nostri mariti, i nostri figli, perché questa fame di diritti colpisce direttamente la serenità delle nostre case. Sommergiamo la capitale per far capire al Governo che non sono solo le sigle sindacali a pretendere rispetto, ma è l’intera famiglia dei Carabinieri che dice basta.
Nessun passo indietro. Iscriviti a NSC e ci vediamo a Roma il 18 luglio.
Michele Capece, Segretario Generale Vicario del Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC)