L’Amministrazione, rinunciando all’appello, esce sconfitta nel merito ma, ancora una volta, a pagare è il collega.
Il Consiglio di Stato, prendendo atto della rinuncia dell’Avvocatura dello Stato contro il collega, ha confermato nei fatti quanto già stabilito dal Tribunale amministrativo di Perugia: il trasferimento per presunta incompatibilità ambientale era stato disposto senza accertare la permanente attualità della situazione che aveva determinato l’avvio del procedimento.
L’Amministrazione non ha svolto un’istruttoria seria e approfondita, e non ha valutato correttamente che le condizioni poste a fondamento del trasferimento erano ormai venute meno.
Il militare ha perciò subito un trasferimento illegittimo e ingiusto con gravi disagi personali, familiari e professionali.
Eppure, a fronte della vittoria piena del collega e della sostanziale soccombenza dell’Amministrazione, il Consiglio di Stato ha disposto la compensazione delle spese di giudizio, con il risultato paradossale che chi ha subito un torto deve anche pagarne il costo economico.
Questo significa una cosa sola: l’Amministrazione può sbagliare, può trasferire senza presupposti reali, può difendere l’indifendibile fino all’ultimo grado di giudizio, senza alcuna reale conseguenza economica, mentre il militare, pur avendo ragione, resta danneggiato anche sul piano finanziario.
Riteniamo questa situazione inaccettabile.
La compensazione delle spese, in casi come questo, diventa di fatto una copertura degli errori amministrativi e un deterrente indiretto all’esercizio del diritto di difesa.
Un messaggio sbagliato e pericoloso: chi subisce un provvedimento illegittimo sa che, anche vincendo, potrebbe dover pagare di tasca propria.
Come organizzazione sindacale denunciamo con forza questo sistema e ribadiamo che:
• i trasferimenti per incompatibilità ambientale non possono essere utilizzati come scorciatoia gestionale;
• devono essere fondati su fatti attuali, concreti e rigorosamente motivati;
• gli errori dell’Amministrazione non possono ricadere economicamente sui singoli militari.
Continueremo a sostenere il collega e tutti coloro che si vedono costretti a ricorrere ai Tribunali per difendersi da atti ingiusti, chiedendo con forza responsabilità, rispetto delle regole e tutela reale del personale.
Perché vincere una causa e rimetterci dei soldi non è giustizia.
La Segreteria Regionale Lazio del Nuovo Sindacato Carabinieri