Il giorno 11 maggio, in veste di Segretario Generale Vicario del Nuovo Sindacato Carabinieri, mi sono recato presso il Comando Provinciale di La Spezia e la Stazione di Borghetto Vara. Insieme ai colleghi della Segreteria Nazionale, Ilario Castello e Irene Carpanese, abbiamo ritenuto doveroso portare il nostro cordoglio per la tragica perdita di un giovane Maresciallo.
Davanti a un evento così doloroso, che spezza il futuro di un ragazzo promettente e sconvolge tutti noi, i dubbi sollevati sono rispettabili e necessari per cercare di dare un senso a un gesto così estremo. Però, in questo contesto di profonda tristezza, sento il dovere di condividere una percezione di assoluta fiducia che ho registrato durante gli incontri.
Di solito, il sindacato è chiamato a sollevare criticità sull’operato degli ufficiali, ma in questo caso desidero esprimere una considerazione particolare per il Comandante Provinciale di La Spezia, il Colonnello Giglio Vincenzo. Di lui conservo un’immagine nitida, simbolo di una leadership rara: durante una mia precedente visita, lo trovai impegnato insieme a un tecnico a sistemare dei fili in un pozzetto.
Vedere un ufficiale di tale grado che non ha paura di “sporcarsi le mani”, che non si limita al comando burocratico ma vive la caserma con lo spirito del “armiamoci e partiamo”, restituisce dignità a tutta l’Istituzione. Con lui e con il Capitano Polati ho avuto un confronto proficuo sul benessere che deve accompagnare ogni singolo Carabiniere, tanto nel servizio quanto nel tempo libero.
Ho ritrovato la medesima atmosfera alla Stazione di Borghetto Vara: ho incontrato giovani colleghi affranti dal dolore, ma profondamente amalgamati tra loro.
Naturalmente e nonostante questo vivido spirito di corpo, non posso tacere le criticità: La Spezia non è un’isola felice. C’è bisogno di personale, di manutenzione alle strutture e di una logistica decorosa; è inaccettabile che un collega debba aspettare più di dieci anni per ricevere una camicia.
Ma dopo 16 anni di attività sindacale, ho imparato a distinguere tra la gestione fredda del comando e il rispetto autentico. In questo contesto tragico, non voglio entrare per rispetto nelle dinamiche del suicidio, ma voglio sottolineare con forza il rispetto che ho percepito tra i colleghi di La Spezia.
Posso affermare che, nonostante le carenze materiali, la caratura morale e la lungimiranza di ufficiali come il Colonnello Giglio rappresentano la vera base per il benessere del personale. Quando chi comanda dimostra umiltà e vicinanza ai carabinieri, il senso di appartenenza diventa il primo baluardo a difesa della nostra comunità.
Michele Capece, Segretario Generale Vicario del Nuovo Sindacato Carabinieri