La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 109 del 13 maggio 2026 del Decreto Legislativo 3 aprile 2026, n. 74, recante la revisione della struttura organizzativa e ordinativa della Sanità Militare e l’istituzione del Corpo Unico, sancisce ufficialmente l’avvio di una riforma che il Nuovo Sindacato Carabinieri ha analizzato e contrastato fin dal primo momento nelle modalità e nei contenuti.
L’analisi del testo definitivo evidenzia una realtà amara ma incontestabile: le preoccupazioni e i dubbi sollevati da NSC durante il tavolo tecnico del 2 dicembre 2025, anche con il deposito di una dedicata piattaforma, erano tragicamente fondati. Questa riforma si configura come una manovra sbilanciata, che elargisce ampi privilegi alla categoria degli ufficiali e dei dirigenti, lasciando il personale non direttivo – Sottufficiali, Brigadieri, Appuntati e Carabinieri Infermieri, vero pilastro e al contempo anello debole della sanità di base – in una condizione di totale precarietà professionale, logistica e familiare.
Le disparità del Decreto sono palesi: mentre l’Articolo 5 del D. Lgs. 74/2026 introduce storiche e vantaggiose deroghe per gli ufficiali medici e psicologici militari, garantendo loro l’esercizio della libera professione intramuraria (in esplicita deroga alle incompatibilità previste dall’ordinamento militare), per il personale infermieristico e tecnico la musica è ben diversa. Gli ufficiali medici transitano di ufficio nel nuovo Corpo Unico della Sanità Militare con tutele blindate; al contrario, il transito del personale di base è strutturato esclusivamente “a domanda”, traducendosi in un inaccettabile “transito al buio”.
Le grida d’allarme che giungono quotidianamente dai colleghi sul campo trovano perfetta sintesi nello sfogo di un Maresciallo Infermiere che esprime il dramma di centinaia di lavoratori: “Gli ufficiali medici passano d’ufficio con tutti i benefici, mentre noi sottufficiali e appuntati infermieri dobbiamo scegliere se cambiare divisa e transitare senza garanzie, oppure restare nell’Arma a fare i carabinieri generici per i restanti anni di servizio, senza sapere dove verremo mandati”. Questo è l’effetto reale di una riforma calata dall’alto: costringere professionisti sanitari con decenni di esperienza a scegliere tra lo smantellamento della propria specificità o una ricollocazione forzata nei ruoli ordinari.
In questo scenario desolante, non è mancato il teatrino di altre Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM) che continuando a riempirsi la bocca di “grandi numeri”, celebrando record di tesseramenti e diffondendo comunicati trionfalistici. Ma dove erano queste sigle mentre veniva confezionato il danno ai danni del personale di base? Perché, forti dei loro numeri e del peso sindacale, non hanno speso una sola parola per difendere i diritti degli infermieri, lasciandoli soli di fronte al rischio?
La risposta è chiara: c’è chi fa sindacato per collezionare deleghe e accontentare il “manovratore”, e c’è chi, come il Nuovo Sindacato Carabinieri, fa sindacato per tutelare i diritti dei lavoratori. NSC il 2 dicembre 2025 ha presentato una Piattaforma Propositiva sulla Sanità Militare chiara e vincolante, pretendendo tutele che il provvedimento attuale ha ignorato.
Ora abbiamo inoltrato una nota al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri per rassegnare i punti salienti della nostra ferma opposizione e ricordare che l’Istituzione ha il dovere assoluto di ricordarsi di tutti i Carabinieri, e nello specifico di quelli pesantemente bistratti da questa manovra — ovvero gli infermieri, i tecnici e il personale sanitario di base, declassati ad anello debole e privati di certezze logistiche e professionali. La tutela dei propri dipendenti non è una concessione, ma un dovere inderogabile dell’Amministrazione espressamente indicati da NSC come:

Scarica il pdf della proposta qui:
La linea NSC
Il Nuovo Sindacato Carabinieri ribadisce con fermezza che la riforma della Sanità Militare ha trasformato il personale infermieristico in “carne da macello organizzativa” per assecondare i desiderata dei vertici della Difesa.
Chiediamo formalmente al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri di farsi garante presso il Dicastero della Difesa affinché, in sede di decreti correttivi e attuativi, vengano introdotte le tutele irrinunciabili da noi richieste e inoltrate nella nota trasmessa, con particolare riguardo agli effetti previdenziali della manovra per il personale in questione. La scelta di adesione al Corpo Unico deve essere un’opportunità consapevole e garantita e siamo certi si possa concretizzare portando benefici per tutti, a differenza di adesso che per una parte del personale rappresenta solo un ricatto professionale.
Ai colleghi infermieri diciamo: NSC è e rimarrà al vostro fianco. Mentre gli altri contano le tessere, noi difendiamo i diritti dei Carabinieri.
La Segreteria Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri