Che i Carabinieri non si tirino mai indietro e che ogni militare sia pronto a lasciare gli affetti e la propria quotidianità per correre in aiuto della cittadinanza, dimostrando un senso del dovere che non conosce orari né esitazioni, è una certezza assoluta. Proprio questo spirito era stato l’oggetto di un comunicato redatto dal Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC) al termine di una durissima e incessante battaglia ai tavoli del Dipartimento della Funzione Pubblica, nata a causa di un’omessa o errata registrazione dei turni sul memoriale per i negoziatori e il personale API (Aliquote Primo Intervento).
Una battaglia sindacale che i recenti fatti di cronaca dimostrano essere stata mossa da motivazioni profonde, valide e degne della massima considerazione.
È la mattina del 6 luglio 2026 quando i negoziatori del Nucleo Investigativo di Palermo, nel pieno della loro giornata di riposo settimanale, vengono allertati dalla Centrale Operativa. L’invito è quello di raggiungere d’urgenza via Sampolo, dove Francesco Cusumano, sospettato dell’omicidio del coinquilino Francesco Spataro, si è barricato in casa minacciando di far saltare in aria l’intero edificio.
I negoziatori, che già nel recente passato avevano dimostrato un’altissima professionalità gestendo e risolvendo situazioni ad alto rischio, anche in questo caso d’estrema delicatezza hanno portato a casa un ottimo risultato, scongiurando il peggio.
Un elemento cruciale che troppo spesso sfugge alle valutazioni esterne è la gestione del tempo. In interventi di questa portata, la durata delle operazioni, che nel caso specifico ha superato le sei ore, non è prevedibile a tavolino, ma viene determinata unicamente dal soggetto con il quale si deve negoziare.
La psicologia e la delicatezza del momento impongono una preparazione specialistica e una pazienza infinita. Interventi o decisioni affrettate, se posti in essere da personale non specializzato, rischierebbero infatti di compromettere irrimediabilmente la buona riuscita dell’operazione, mettendo a repentaglio vite umane. La professionalità del negoziatore non si improvvisa: è l’unico vero scudo contro l’escalation della violenza.
Proprio in virtù dell’importanza strategica e della delicatezza di queste figure, diventa fondamentale metterle nelle condizioni di poter operare in modo confortevole e sicuro. In questo contesto, un’attenzione prioritaria va dedicata al personale delle API (Aliquote di Primo Intervento). Parliamo di operatori chiamati a una reattività estrema: se sono già in servizio vengono dirottati immediatamente sull’obiettivo; se sono liberi, vengono attivati per intervenire prontamente in situazioni ad altissimo rischio.
Tuttavia, questa dedizione si scontra con alcune criticità. Di norma, il personale militare vincolato all’obbligo di reperibilità, che limita fortemente la libertà personale, riceve un’indennità economica specifica, a prescindere dall’effettiva chiamata. Per le API, invece, si continua a fare affidamento esclusivamente sul senso del dovere poiché, nonostante lo stato di allerta sia costante, non viene loro riconosciuto alcun turno di reperibilità retribuito se chiamati liberi da servizio. Sul fronte logistico, il quadro è altrettanto critico. Gli operatori ricevono una quantità di vestiario decisamente insufficiente, che non copre nemmeno il fabbisogno necessario per sostenere i costanti e intensi allenamenti a cui sono sottoposti. Di fronte a questa cronica carenza di assegnazioni istituzionali, il personale è costretto a rimpiazzare il materiale a proprie spese, autofinanziando persino gli accessori indispensabili per lo svolgimento del servizio. È il caso delle ginocchiere, presidio fondamentale per sopportare le prolungate e logoranti posizioni d’attesa operative.
A ciò si aggiunge la mancata fornitura di guanti tattici idonei, sostituiti da guanti da Ordine Pubblico, del tutto inadeguati per le specificità d’impiego del reparto. Anche il kit di pronto soccorso in dotazione risulta ormai obsoleto, poiché l’ultima distribuzione risale a due anni fa e non è mai stata aggiornata. Infine, per poter operare con standard di sicurezza accettabili, il personale ha dovuto persino procurarsi autonomamente la telecamera endoscopica, uno strumento cruciale per l’ispezione degli ambienti.
Il Segretario Regionale di NSC Sicilia, Antonella Giuliano, auspica al riguardo che questo personale venga periodicamente dotato di ogni tipologia di equipaggiamento, strumentazione e vestiario d’avanguardia. L’obiettivo è evitare di appesantire e peggiorare le condizioni di un intervento che, di per sé, è già straordinariamente logorante sotto il profilo psicofisico. Un’adeguata dotazione è l’unico modo per rendere più agevole e fluida la loro azione sul campo, considerando che il supporto e la professionalità tattica delle API risultano essere un pilastro fondamentale anche per il successo del lavoro dei successivi negoziatori.
Il Nuovo Sindacato Carabinieri ribadisce con forza che la tutela dei diritti e delle condizioni di lavoro è il riflesso diretto della sicurezza dei cittadini. Riconoscere la specificità dei Negoziatori e dotare il personale API di tutto ciò che serve per operare al meglio non è un optional, ma una necessità primaria per l’intera Amministrazione.
Antonella Giuliano
Segretario Regionale NSC Sicilia