SARDEGNA – Si fa sempre più profonda la frattura tra la retorica istituzionale e la realtà quotidiana vissuta dai Carabinieri che si trovano a gestire gravi situazioni di disabilità in famiglia. Al centro della questione vi è l’applicazione della Legge 104/1992, un diritto che per molti militari sta diventando un miraggio burocratico anziché un sostegno concreto.
L’Arma dei Carabinieri si definisce storicamente come una “Grande Famiglia”, unita da valori di solidarietà e supporto reciproco. Tuttavia, le crescenti segnalazioni di istanze di trasferimento negate raccontano una realtà differente: quella di un’amministrazione che sembra chiudersi a riccio proprio quando i suoi componenti attraversano i momenti di maggiore fragilità.
Il rigetto sistematico delle domande di avvicinamento, motivato troppo spesso da generiche “esigenze di servizio”, sta costringendo numerosi servitori dello Stato a un bivio drammatico: onorare la divisa o adempiere al dovere morale e legale di assistenza verso i propri genitori anziani e malati.
Il dato allarmante è la trasformazione di un beneficio di legge in una battaglia legale estenuante. È accettabile che un diritto sancito dall’ordinamento debba trovare reale applicazione solo a seguito di ricorsi al TAR o dopo anni di contenziosi? Questa gestione delle istanze non solo logora il personale, ma solleva interrogativi urgenti:
- Quanto deve costare, in termini di dignità e dolore umano, la rigidità burocratica dell’amministrazione?
- Perché le “esigenze di servizio” vengono quasi sempre considerate gerarchicamente superiori al diritto alla salute e all’assistenza familiare?
- È possibile conciliare l’operatività dei reparti con una gestione del personale più umana e meno ragionieristica?
Il malcontento non è più un fatto isolato, ma una voce corale che richiede risposte chiare. È tempo che l’Arma torni a dimostrare, nei fatti e non solo nelle cerimonie, quel senso di protezione e umanità che da oltre due secoli garantisce ai cittadini. Non si può chiedere a un Carabiniere di essere un punto di riferimento per la collettività se lo Stato stesso non è un punto di riferimento per lui nel momento del bisogno.
L’obiettivo è ora portare la discussione ai massimi livelli istituzionali, affinché la gestione dei trasferimenti ex L. 104 diventi oggetto di una seria riflessione politica e normativa, ponendo fine a quella che molti definiscono ormai una “lotta contro il muro di gomma”.
Antonio Piccirillo
Segretario Gen. Prov. Nuoro e Regionale Nsc Sardegna