“Questo matrimonio non s’ha da fare”. Sembra quasi di leggere le pagine del Manzoni nelle cronache sindacali di questi giorni in Calabria. Solo che, nel nostro caso, il “matrimonio” è quello tra l’Arma in regione Calabria e la libera espressione democratica, tra il Comando e la rappresentanza dei Carabinieri. E, a giudicare da come viene ostacolato il Nuovo Sindacato Carabinieri, pare che qualcuno voglia impedire a ogni costo che questo connubio si celebri.
Oggi, il pensiero corre inevitabilmente a quanto accaduto di recente in occasione del convegno di Corigliano-Rossano, dove il silenzio istituzionale ha fatto da sovrano a fronte di temi vitali per la sicurezza del territorio. E oggi, come allora, la storia si ripete con la Scuola Allievi di Reggio Calabria: un’assemblea sindacale autorizzata, regolarmente programmata, viene improvvisamente messa in discussione da una telefonata, quasi a voler svuotare di significato l’evento e mortificare l’impegno profuso.
È un caso? Quando due episodi distinti, ma accomunati dalla stessa matrice ostruzionistica, si trasformano in un costante impedimento, la domanda sorge spontanea: si comprende ancora, in certi ambienti, cosa significhi APCSM e quale valore aggiunto rappresenti per l’Istituzione?
Il sospetto, purtroppo, è che il Nuovo Sindacato Carabinieri sia considerato un ospite scomodo in questa terra. Forse perché abbiamo il “vizio” di raccontare la verità, di denunciare le criticità, di portare alla luce le condizioni di benessere — o di malessere — del personale. Forse perché la nostra voce è libera e, come tale, risulta fastidiosa per chi preferirebbe un silenzio compiacente.
Siamo portatori di interessi collettivi, non nemici di nessuno. Tuttavia, se l’obiettivo è far disertare le nostre iniziative o mortificare gli oneri logistici ed economici che sosteniamo per garantire il confronto, sappiano che non ci riusciranno. Non accetteremo che il diritto di incontrarsi e discutere venga sacrificato sull’altare di una visione miope e irrispettosa di chi rappresenta e tutela gli interessi della categoria o per meglio dire, del Nuovo Sindacato Carabinieri.
Chiediamo al Comando Generale di fare chiarezza su questa gestione calabrese nei confronti di NSC. Il sindacato non è un elemento di disturbo, è il presidio democratico che garantisce dignità e futuro. Se qualcuno pensa di poterci oscurare con telefonate dell’ultimo minuto, ha sbagliato epoca e interlocutore e pazienza che dovrà impegnarsi per far disertare l’incontro, quello sarà l’elemento che confermerà i nostri dubbi.
La Segreteria Nazionale Nuovo Sindacato Carabinieri