L’inchiesta giornalistica trasmessa ieri sera dalla trasmissione Piazzapulita su La7, riguardante la gestione del Villaggio Alpino “Tempesti” di Corvara, solleva interrogativi che non possono lasciare indifferente chi, come i sindacati militari, ha posto la tutela dei diritti e della dignità dei lavoratori in divisa al centro della propria missione istituzionale.
Pur nel pieno rispetto delle prerogative gestionali dell’Esercito Italiano e in attesa che le autorità competenti facciano piena luce sugli aspetti amministrativi e operativi della vicenda, il Nuovo Sindacato Carabinieri avverte il dovere di esprimere una riflessione di carattere generale e di profondo principio.
La dignità del “cittadino in uniforme” è un valore universale e trasversale, che non conosce distinzioni di colore della divisa o di Forza Armata di appartenenza. Le immagini e le testimonianze che descrivono personale militare distolto dai compiti d’istituto per essere impiegato in mansioni di natura prevalentemente privata o assistenziale, a beneficio di una ristretta cerchia di ospiti, colpiscono al cuore il senso di appartenenza e il decoro di chi ogni giorno serve il Paese con sacrificio.
Le basi logistiche, i soggiorni montani e marini e i circoli della Difesa sono nati, e devono rimanere, presidi fondamentali per il benessere organizzativo di tutto il personale e delle loro famiglie, con particolare riguardo per chi affronta i disagi dei servizi operativi sul territorio. Non possono e non devono in alcun modo trasformarsi in zone d’ombra regolate da logiche di privilegio che appaiono anacronistiche e lontane dallo spirito democratico della Repubblica, al quale anche l’ordinamento militare deve rigorosamente uniformarsi, come sancito dall’Articolo 52 della Costituzione.
Esprimiamo la nostra ideale solidarietà ai colleghi dell’Esercito che si sono sentiti svililiti nella propria professionalità. Il sindacalismo militare ha il compito storico di superare vecchi modelli culturali di stampo verticistico e feudale, promuovendo una cultura del lavoro dove il rispetto della persona e la trasparenza siano la prima regola.
A tal proposito, ci auguriamo fermamente che non si assista al ripetersi di dinamiche purtroppo già conosciute per noi sindacalisti, all’epoca della nascita delle APCSM, quando la prima reazione di fronte alle segnalazioni sindacali o giornalistiche si traduceva troppo spesso in una sterile ‘caccia alle streghe’ volta a rintracciare e colpire le fonti delle notizie. La priorità odierna non deve essere la ricerca spasmodica e punitiva degli autori delle denunce, bensì lo sviluppo di una piena e matura consapevolezza della situazione. Qualora i fatti fossero accertati, l’unico obiettivo accettabile deve essere la rimozione immediata delle storture, non la persecuzione di chi ha avuto il coraggio di farle emergere.
In visione di un futuro sempre più allineato alle esigenze, ci auguriamo che il Ministero della Difesa colga questa occasione per avviare una riflessione profonda su tutte le strutture logistiche e di benessere dell’intero comparto, comprese quelle dell’Arma dei Carabinieri, definendo linee guida trasparenti e improntate all’equità. Solo attraverso la massima trasparenza e il rispetto assoluto delle competenze professionali del personale si può preservare la fiducia dei cittadini e degli stessi militari nelle Istituzioni.
Il Nuovo Sindacato Carabinieri