La notizia della morte del collega trovato senza vita a Laterza non è una semplice cronaca locale. È un colpo allo stomaco. Un dolore che attraversa l’intera famiglia dell’Arma e che, come NSC, non possiamo più accettare come fatalità o come evento isolato. Ogni suicidio è una sconfitta collettiva, uno schiaffo alla nostra incapacità di intercettare la sofferenza di chi serviva lo Stato con disciplina e onore.
Dietro ogni vita spezzata ci sono volti, famiglie, storie che avrebbero meritato ascolto, attenzione, sostegno. Eppure il fenomeno suicidario continua a colpire con una costanza drammatica, troppo spesso avvolto da un silenzio istituzionale che pesa quanto il dolore stesso.
La verità, senza filtro, è che parlare di suicidio nelle forze dell’ordine è ancora tabù. Una cultura antica, mascherata da “spirito di sacrificio”, ci ha insegnato che il militare non può cedere, non può mostrarsi fragile, non può chiedere aiuto. E così, quando il peso diventa insostenibile, qualcuno sceglie l’uscita più tragica, convinto di non avere alternative.
Noi diciamo basta.
Non basta commemorare. Serve agire. Serve cambiare.
Le criticità che non possiamo più ignorare
Il collega di Laterza non è un caso isolato. In tutta Italia molti carabinieri vivono condizioni che aumentano il rischio di cedimento psicologico:
- carichi di lavoro sproporzionati e turnazioni irregolari;
- isolamento nei reparti periferici e scarsità di personale;
- conflitti tra esigenze familiari e service demands;
- timore concreto di ripercussioni disciplinari o di carriera nel rivolgersi a uno psicologo;
- mancanza di una cultura strutturata di prevenzione e ascolto.
La sofferenza psicologica non è debolezza e non è un problema individuale: è una responsabilità dell’intera organizzazione.
Cosa sta facendo l’Arma
Il Comando Generale sta muovendo passi nella giusta direzione:
- potenziamento della funzione psicologica;
- attività di monitoraggio;
- iniziative informative;
- protocolli interni volti a intercettare situazioni critiche.
Sono segnali positivi e vanno riconosciuti. Ma il fenomeno non rallenta abbastanza. Ogni nuovo suicidio ci ricorda che il sistema, così com’è, non è ancora sufficiente.
Le proposte NSC
Come sindacato riteniamo urgente un salto di qualità nelle politiche di prevenzione. Le soluzioni esistono e devono essere messe in atto senza ulteriori ritardi.
- Presenza stabile di psicologi interni nelle realtà più esposte, non come figure itineranti ma come presidi permanenti.
- Procedure di segnalazione protette, che tutelino la privacy del carabiniere e non abbiano alcun effetto negativo sulla sua valutazione o carriera.
- Obbligo formativo annuale sulla gestione dello stress e sul burnout, rivolto a tutto il personale, compresi i quadri di comando.
- Revisione delle turnazioni e delle reperibilità, con un sistema di controllo centrale per prevenire abusi e sovraccarichi.
- Linea di ascolto anonima esterna, gestita da professionisti indipendenti, per permettere a chiunque di chiedere aiuto senza timore.
- Programmi di alleggerimento operativo temporaneo per i colleghi segnalati come fragili, senza stigma, senza conseguenze, senza etichette.
- Analisi periodica nazionale del fenomeno, con dati trasparenti e confronto con esperti di settore.
Sono misure concrete, realizzabili, utili a salvare vite.
E ogni vita salvata è un successo dell’intera Istituzione.
Conclusione
A questo collega che oggi piangiamo, NSC dedica un impegno: non volteremo lo sguardo dall’altra parte, non resteremo in silenzio, non accetteremo che la sofferenza psicologica continui a divorare i nostri uomini e le nostre donne.
La divisa non può diventare una prigione emotiva.
Un’organizzazione moderna non ha paura delle fragilità: le riconosce, le affronta, le cura.
NSC continuerà a battersi con determinazione per promuovere una cultura del benessere reale, tangibile, quotidiano. Perché nessun carabiniere deve sentirsi solo. Perché prevenire è un dovere morale, prima ancora che istituzionale.
NSC – Nuovo Sindacato Carabinieri
A tutela di chi serve il Paese ogni giorno, anche quando nessuno lo vede