TORINO, L’ATTACCO ALLO STATO: IL NUOVO SINDACATO CARABINIERI SI COMPATTA.
ROMA– Non sono più “episodi di cronaca”. Quello a cui abbiamo assistito nelle ultime ore a Torino, con il brutale linciaggio di un operatore della Polizia di Stato del Reparto Mobile di Padova, è un attacco eversivo al cuore delle Istituzioni. Le immagini di un uomo in divisa, circondato e percosso con ferocia inaudita da un branco di violenti travisati, segnano un punto di non ritorno per la nostra democrazia.
Come Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC), non siamo più disposti a tollerare che la tutela dell’ordine pubblico diventi un “sacrificio necessario” sull’altare dell’ambiguità politica e del disordine sociale.
Esprimiamo la nostra totale, commossa e incondizionata solidarietà al nostro fratello della Polizia di Stato e a tutti i colleghi rimasti feriti. Ma la solidarietà, se non accompagnata da fatti concreti, rischia di diventare complice dell’indifferenza. Chi indossa una divisa ogni giorno non chiede eroismo, chiede rispetto, dignità e tutele legali che impediscano a delinquenti organizzati di agire con la certezza dell’impunità.
Il Nuovo Sindacato Carabinieri parla oggi con un’unica voce, da Nord a Sud. Abbiamo raccolto le testimonianze e le denunce dei nostri Segretari Regionali, che vivono quotidianamente la realtà della strada e le difficoltà dei reparti inquadrati.
Dalla testimonianza cruda di chi era presente a Torino, alle proposte shock per coinvolgere la Magistratura e la classe politica nella realtà operativa, fino alla richiesta di un adeguamento salariale e normativo che non tratti più il nostro sangue come “ordinaria amministrazione”: ecco la voce dei territori NSC.
IL TERRITORIO SI UNISCE ALLA DENUNCIA: LE VOCI DELLE SEGRETERIE PERIFERICHE DI NSC
Riceviamo e pubblichiamo il coro unanime di sdegno e le proposte concrete che giungono dalle nostre strutture regionali. La compattezza del Nuovo Sindacato Carabinieri è la nostra risposta a chi pensa di lasciarci soli.
NSC PIEMONTE: “MOBILITATI PER UCCIDERE”
Dal Piemonte, la regione interessata dai fatti è forte la denuncia dei dirigenti sindacali NSC.

“Siamo di fronte a una deriva sociale tragica – evidenza Mirko Volpes –. L’episodio del poliziotto rimasto isolato, circondato e colpito selvaggiamente con martellate e calci, è l’emblema di una volontà che va oltre il ferimento: lì c’era la volontà di fare del male in modo irreversibile, forse di uccidere. Questo odio viscerale verso le Forze dell’Ordine è il sintomo di una ferita profonda nel tessuto della nostra società, dove la divisa diventa il bersaglio di chi non riconosce più alcuna regola civile. Quello a cui abbiamo assistito non è una manifestazione di pensiero, ma un’esplosione di violenza premeditata che ha preso di mira lo Stato e i suoi servitori.”

“Il Piemonte – continua Davide Tufo – sta vivendo un momento storico di estrema fragilità. Torino è diventata il catalizzatore di un estremismo che non conosce confini: ci risulta la presenza di facinorosi giunti non solo da altre regioni d’Italia, ma mobilitati da diverse zone d’Europa. Questa ‘internazionale del disordine’ calpesta i diritti dei cittadini torinesi e minaccia direttamente l’autorità dello Stato. Non permetteremo che la violenza di pochi oscuri il sacrificio di chi ogni giorno garantisce la sicurezza di tutti. La tutela di chi veste un’uniforme non è un optional, ma il presupposto per la tenuta democratica del Paese”.
NSC CALABRIA: “Chi colpisce una divisa colpisce la democrazia. Basta zone grigie”
La Segreteria Regionale Calabria non usa mezzi termini e definisce i fatti di Torino un vero e proprio atto eversivo.

“Esprimiamo tutta la nostra vicinanza al ‘fratello’ della Polizia pestato a sangue, ma rifiutiamo l’ipocrisia della solidarietà di facciata. La solidarietà non ferma i colpi, le leggi sì. Siamo stanchi di vedere operatori sotto processo e delinquenti liberi dopo poche ore. Chi tollera questa barbarie ne diventa complice: lo Stato ha il dovere di difendere chi lo serve, altrimenti smetta di chiamarsi Stato. Non esistono zone grigie: o si sta con la legalità o si è con la violenza.”
NSC CAMPANIA: “Solidarietà al fratello poliziotto e proposta shock: Magistrati in pattuglia”
La Segreteria Regionale Campania, oltre a ribadire la propria fratellanza con il collega ferito, rilancia con una proposta provocatoria.

“Massima solidarietà al collega della Polizia di Stato: il suo dolore è il nostro. Per evitare che accada ancora, chiediamo una riforma che porti i magistrati di turno e la classe politica direttamente a bordo delle Autoradio e nelle piazze. Solo vivendo il pericolo e l’adrenalina della strada potranno comprendere davvero cosa significa decidere in frazioni di secondo sotto una pioggia di sassi e martellate.”
NSC LAZIO: “Un fallimento dello Stato e della politica”
La Segreteria Regionale Lazio lancia un duro atto d’accusa contro l’indifferenza delle istituzioni, esprimendo innanzitutto profonda vicinanza al collega della Polizia di Stato.

“Esprimiamo totale e incondizionata solidarietà al nostro ‘fratello’ della Polizia, vittima di un’aggressione vile che è il sintomo di un fallimento evidente dello Stato. Chi indossa una divisa viene sacrificato sull’altare del consenso. Non bastano più i messaggi di circostanza: servono leggi chiare e tutele reali per chi, ogni giorno, mette a rischio la propria vita per la sicurezza di tutti.”
NSC LOMBARDIA: “Uniti al collega della Polizia: condanne esemplari senza se e senza ma”
La Lombardia esprime profondo sdegno per la viltà dell’attacco, ponendo l’accento sull’unità tra le Forze dell’Ordine.

“Ci stringiamo con forza al nostro ‘fratello’ della Polizia di Stato brutalmente aggredito. È un atto vile che offende tutti noi. Le Forze dell’Ordine devono essere messe in condizione di operare serenamente: atti di tale ferocia devono subire condanne esemplari per ristabilire il rispetto delle istituzioni e della dignità dei lavoratori in divisa.”
NSC SARDEGNA: “Basta ambiguità istituzionale. Protezione reale per chi garantisce la sicurezza”
Dall’isola giunge un richiamo perentorio alla responsabilità delle istituzioni.

“Condanniamo con assoluta fermezza le violenze di Torino ed esprimiamo piena solidarietà ai nostri ‘fratelli’ della Polizia di Stato. Non è più accettabile mandare donne e uomini in divisa a gestire l’ordine pubblico senza tutele adeguate, esponendoli a violenze organizzate mentre chi dovrebbe decidere resta in silenzio. Chiediamo rispetto e strumenti concreti: lo Stato non può restare ambiguo di fronte a chi ogni giorno garantisce la sicurezza dei cittadini.”
NSC TOSCANA: “Contro i metodi da guerriglia urbana, massima vicinanza al collega”
Dalla Toscana giunge una condanna ferma contro l’escalation squadrista di Torino.

“Quanto accaduto è un attacco diretto alla legalità. Al collega della Polizia, nostro ‘fratello’ nell’impegno quotidiano, va tutta la nostra solidarietà e l’augurio di una pronta guarigione. Non è più accettabile che il dissenso si trasformi in violenza organizzata. Esigiamo che la Magistratura persegua i responsabili con lo stesso rigore con cui troppo spesso si indaga su chi cerca solo di fare il proprio dovere.”
NSC SICILIA: “Aggredire una divisa significa colpire lo Stato. Il Governo reagisca”
Dalla Sicilia un intervento forte che definisce i fatti di Torino come un attacco ai valori fondamentali della nazione.

“Siamo di fronte a un atto inaccettabile: chi indossa una divisa è diventato il bersaglio di una violenza cieca e organizzata che non può avere giustificazioni ideologiche o sociali. Al nostro ‘fratello’ della Polizia va la piena solidarietà dei Carabinieri siciliani. Rivolgiamo un monito chiaro al Governo: non bastano le parole, servono tutele reali e leggi più severe. Lo Stato deve reagire con fermezza e dimostrare di non arretrare di un passo di fronte alla barbarie.”
NSC VENETO: “Colpito un uomo del nostro territorio. Il Veneto non resta a guardare”
La dirigenza del Veneto esprime un dolore che tocca da vicino la propria comunità.

“Il collega del Reparto Mobile di Padova brutalmente assalito a Torino è uno di noi, un nostro ‘fratello’ che parte ogni giorno dalle nostre terre per servire lo Stato. Vedere un uomo partito dal Veneto per garantire l’ordine pubblico venire linciato in quel modo è un insulto alla nostra dignità. Non tollereremo che i nostri uomini diventino carne da macello per professionisti del disordine. Al collega e alla sua famiglia va l’abbraccio di tutti i Carabinieri del Veneto: la vostra battaglia per la giustizia è la nostra, e pretendiamo che chi ha alzato le mani contro di lui paghi fino all’ultimo giorno di pena.”
ORGANIZZAZIONE MOBILE NSC: “Al fianco del collega ferito: basta ipocrisie e stipendi da fame”
Il comparto dell’Organizzazione Mobile, costantemente esposto nelle piazze, è categorico.

“Esprimiamo la nostra più sentita solidarietà al fratello poliziotto ferito a Torino: la sua ferita è una ferita inferta a tutti noi. Siamo stanchi del ‘pellegrinaggio’ politico post-scontri. Chiediamo fatti: tutela legale reale, protocolli operativi chiari e un adeguamento salariale dignitoso. Il sangue dei servitori dello Stato non può essere più considerato ‘ordinaria amministrazione’.”
IL PUNTO DI NON RITORNO: UNA POLITICA SENZA RISPOSTE
L’unanimità che giunge dalle Segreterie del Nuovo Sindacato Carabinieri non è solo una manifestazione di sdegno, ma un atto d’accusa formale contro un sistema che sembra aver smarrito la bussola della legalità. Non si può più accettare che il massacro sistematico delle Forze dell’Ordine diventi il prezzo da pagare per assecondare il desiderio di violenza di gruppi di facinorosi che hanno scelto l’eversione come metodo di confronto.
È tempo che la politica si spogli della retorica e affronti la realtà: la vita di un poliziotto, di un carabiniere, di un servitore dello Stato, ha ancora un valore per le istituzioni? Le immagini di Torino ci dicono che, oggi, quel valore è ai minimi storici. Se lo Stato non reagisce con leggi ferree, tutele legali certe e una condanna sociale senza zone grigie, significa che ha deciso di abdicare al suo compito primario.
Il Nuovo Sindacato Carabinieri, augurando una pronta guarigione ai fratelli poliziotti coinvolti, non resterà a guardare mentre le divise vengono svendute alla piazza: la nostra mobilitazione è solo all’inizio. Perché difendere chi ci difende non è una scelta politica, ma l’unico modo per restare una democrazia.
Tutti i dirigenti del Nuovo Sindacato Carabinieri