In qualità di Segretario Generale Regionale Calabria del Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC), ritengo doveroso rappresentare pubblicamente quanto emerso nella giornata odierna, 18 febbraio 2026.
Mi sono recato presso il Comando Compagnia Carabinieri di San Marco Argentano (CS), dove ho avuto un lungo e costruttivo colloquio con il Comandante di Compagnia. Un incontro propositivo, franco e istituzionalmente rilevante, nel corso del quale sono state affrontate le criticità operative che gravano quotidianamente sui reparti territoriali.
Un quadro strutturale di grave sofferenza
Le problematiche evidenziate ricalcano un quadro ormai strutturale: territori complessi, elevata domanda di sicurezza e organici drammaticamente ridotti. Nei giorni scorsi, confrontandomi con diversi Comandanti e personale di Stazione, è emersa una situazione di grave sofferenza: carenza di personale, sovraccarico di servizi e l’impiego sistematico in attività fuori giurisdizione.
Il logoramento del personale: un’emergenza umana e sociale
Questa dinamica non svuota solo i presìdi di legalità, ma si abbatte pesantemente sulla persona del Carabiniere, determinando un profondo malessere psico-fisico. L’attuale gestione dei servizi costringe i militari a un sacrificio che va oltre il dovere: è emerso con amarezza che, a causa delle carenze, i riposi settimanali non vengono regolarmente fruiti, con una sistematica omissione del recupero psicofisico.
Un fatto ancor più critico riguarda l’impossibilità di garantire il minimo riposo domenicale, nemmeno quello previsto a rotazione (almeno uno al mese). La domenica non rappresenta solo un’interruzione dell’attività lavorativa, ma è un pilastro fondamentale per la serenità della vita personale, familiare e sociale. Privare un lavoratore di questo spazio significa minare il suo equilibrio affettivo e il suo inserimento nella comunità.
Inoltre, carichi di lavoro così eccessivi e prolungati comportano un inevitabile calo della soglia di attenzione, creando uno scenario estremamente pericoloso per la sicurezza degli operatori stessi. Un Carabiniere stanco, che non riesce a staccare dal servizio, è un Carabiniere più esposto a rischi professionali, infortuni e a un senso di alienazione che il nostro Sindacato non può più tollerare.
La proposta: attivazione delle Squadre di Intervento Operativo (S.I.O.)
Non si può pretendere sicurezza diffusa svuotando i territori e logorando la salute dei colleghi. Nel corso dell’incontro, ho formalmente suggerito il ricorso a strumenti operativi già esistenti: le Squadre di Intervento Operativo (S.I.O.).
Le S.I.O. rappresentano una risorsa strategica fondamentale:
- Alta qualificazione: Personale addestrato per contesti ad elevata complessità.
- Flessibilità operativa: Capacità di pattugliamenti ad alto impatto e controllo straordinario del territorio.
- Supporto reale: Il loro impiego consente di rafforzare l’azione preventiva senza depauperare ulteriormente gli esigui organici delle Stazioni, restituendo finalmente ai militari territoriali il diritto al riposo e alla propria vita privata.
La logica deve essere chiara: utilizzare le strutture mobili e specializzate per sostenere il territorio, non sacrificare il benessere dei Carabinieri per compensare le carenze di sistema.
Conclusioni
Il Nuovo Sindacato Carabinieri continuerà a denunciare con fermezza ogni condizione che comprometta l’efficienza operativa e la dignità professionale dei Carabinieri. La sicurezza dei cittadini e la sostenibilità del servizio non possono essere affidate alla sola abnegazione del personale. Servono interventi strutturali, una pianificazione coerente degli impieghi e, soprattutto, il rispetto dei diritti fondamentali di chi lavora per la sicurezza di tutti.
Antonio Noè, Segretario Generale Regionale Calabria del Nuovo Sindacato Carabinieri