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Specialità forestale, il risveglio dal “sogno”: tra retorica istituzionale e la realtà di un personale sequestrato e mortificato

La realtà quotidiana che i Carabinieri Forestali calpestano è fatta di isolamento, stazioni svuotate e diritti compressi.

Battipaglia (SA) – È necessario accendere un faro di chiarezza su quanto sta accadendo all’interno della Specialità Forestale dell’Arma. Un recente bando del Comando Tutela Forestale e Parchi ha indetto una ricerca di personale per servizi di vigilanza estiva in contesti di pregio, come le isole dell’Arcipelago Toscano (Pianosa e Giannutri). Sulla carta, un’opportunità di crescita professionale e un legittimo ristoro economico; nella realtà, l’ennesima prova di un sistema che tiene i Carabinieri in ostaggio.

Il “Sogno” contro la Realtà

Recentemente è stata dipinta, nelle sedi istituzionali, l’immagine di una specialità Forestale che starebbe vivendo, grazie all’accorpamento nell’Arma, un “sogno aspirato”. Corre l’obbligo di riportare tutti con i piedi per terra: questo auspicio vive esclusivamente nel mondo dei sogni.

La realtà quotidiana che i Carabinieri Forestali calpestano è fatta di isolamento, stazioni svuotate e diritti compressi. Oggi, tra turni massacranti e l’impossibilità di pianificare la propria vita, i colleghi hanno purtroppo ben poco di cui essere fieri. Il “sogno” svanisce all’alba di ogni turno, quando ci si accorge che la gloriosa storia della Forestale è oggi schiacciata da una gestione che non garantisce nemmeno i numeri minimi per operare in sicurezza.

Il “Sequestro” professionale ed economico

L’Arma chiede disponibilità per servizi d’eccellenza, ma la desertificazione degli organici impedisce fisicamente ai colleghi di parteciparvi. Nei Nuclei Forestali e nei Nuclei Parco, ridotti a meri simulacri di 2 o 3 unità, l’assenza di un solo militare decreta la paralisi del reparto.

Si nega così il diritto al miglioramento economico e professionale perché l’Amministrazione non è in grado di garantire il cambio. Il personale resta “sequestrato” nel proprio ufficio, impossibilitato a integrare uno stipendio ormai ai limiti della sussistenza attraverso le indennità di missione, proprio in un momento in cui l’inflazione divora il potere d’acquisto delle famiglie.

Mobilità negata: Carabinieri prigionieri della sede

Questa paralisi organica sta strangolando anche il diritto fondamentale alla mobilità territoriale. La carenza di personale viene utilizzata come scudo per congelare i trasferimenti, trasformando il Carabiniere Forestale in un “numero” indispensabile per non far chiudere formalmente la serranda delle stazioni, a discapito dei legittimi desideri di ricongiungimento familiare.

La mortificazione nei Capoluoghi e la “temuta” azione delle Procure

Nei presidi dei Capoluoghi di Provincia e di Regione, il quadro è desolante. Qui il personale assicura servizi delicatissimi e deleghe d’indagine delle Procure solo grazie a uno spirito di sacrificio estremo. Si opera sotto un ricatto professionale implicito: la consapevolezza che una minima carenza – dovuta solo alla mancanza di uomini – potrebbe spingere il Magistrato a revocare le indagini per affidarle ad altri Corpi. Vedere il proprio lavoro messo a rischio dalla miopia gestionale è la forma più alta di mortificazione per un servitore dello Stato.

Le rivendicazioni del Nuovo Sindacato Carabinieri: ridare dignità all’operatività

Il Nuovo Sindacato Carabinieri non accetterà che lo spirito di abnegazione diventi l’alibi per coprire il burnout. Rivendichiamo con fermezza:

  • Il diritto alla mobilità e alla famiglia: La carenza organica è un fallimento dell’Amministrazione e non può tradursi nel blocco dei trasferimenti e delle missioni.
  • La fine delle “Stazioni Fantasma”: Basta con la politica delle bandierine. Chiediamo una rimodulazione organica in aumento che trasformi il Carabiniere Forestale non più come un solista isolato ma quale parte di una squadra operativa.
  • Accesso reale alle opportunità economiche: L’Amministrazione deve garantire il “cambio” per permettere a tutti di partecipare a rinforzi e missioni. Il costo dei vuoti organici non può ricadere sulle tasche dei militari.
  • Un piano organico straordinario: La Forestale sta morendo per asfissia numerica. Serve un’immissione di personale dedicata che vada ben oltre la semplice copertura dei pensionamenti.
  • Tutela della professionalità investigativa: Il vertice dell’Arma deve farsi carico della pressione delle Procure, assicurando risorse umane adeguate ed evitando che il lavoro forestale venga ceduto ad altri.
  • Salute e prevenzione del Burnout: Chiediamo protocolli reali per il monitoraggio dello stress psicofisico. La tutela dell’ambiente non può costare la salute mentale dei Carabinieri.

L’Amministrazione deve decidere se investire nel capitale umano o continuare a vendere sogni che non appartengono alla realtà. Il Nuovo Sindacato Carabinieri chiarisce che la dignità dei Forestali non è in vendita.

Michele Capece, Segretario Generale Vicario del Nuovo Sindacato Carabinieri

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“Superamento dell’atto dovuto”, il Nuovo Sindacato Carabinieri deposita in Cassazione una proposta di Legge di iniziativa popolare

Un momento storico per la tutela del personale in divisa e per l’intero Comparto Sicurezza e Difesa.
Il Nuovo Sindacato Carabinieri annuncia il deposito ufficiale, avvenuto venerdì 19 settembre, presso la Corte Suprema di Cassazione, della sua proposta di Legge di iniziativa popolare intitolata “Superamento dell’atto dovuto”.
La proposta è stata inserita nell’edizione della Gazzetta Ufficiale di sabato 20 settembre.

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