La tragedia di Verona non è un evento imprevedibile, ma il drammatico epilogo di una gestione che continua a ignorare il grido d’allarme sulla sicurezza dei nostri operatori. Come Nuovo Sindacato Carabinieri, non siamo più disposti ad accettare che il coraggio dei singoli debba colmare le lacune di un’Amministrazione che non garantisce addestramento e strutture all’altezza del rischio. I fatti parlano chiaro: a Napoli abbiamo visto squadre operative paralizzate da procedure che impongono l’attesa di reparti speciali distanti centinaia di chilometri quando ci sono degli ostaggi, mentre a Verona abbiamo pagato il prezzo più alto possibile durante un’irruzione. Questo scollamento tra la realtà del terreno e le direttive centrali, pur comprensibile sotto il profilo della prudenza, dimostra che le SOS sono state lasciate in un limbo operativo inaccettabile.
È paradossale che, mentre i rischi per l’incolumità aumentano, le proposte concrete per elevare i livelli di protezione rimangano chiuse nei cassetti. La Prima Brigata Mobile aveva già indicato la via per uscire da questa precarietà, proponendo la creazione di aree addestrative specializzate a Tor di Quinto e la realizzazione di infrastrutture tattiche, le cosiddette “training house”, a Moncalieri e Vibo Valentia. Si tratta di progetti nati per garantire che ogni Carabiniere delle SOS possa addestrarsi in scenari reali e con dotazioni tecnologiche aggiornate, trasformando la formazione da un breve corso iniziale in un processo continuo di salvaguardia della vita. Ci chiediamo, con la rabbia di chi conta i propri caduti, se in quei palazzi dove si decide si sia finalmente capito che quel cassetto deve essere aperto: quella proposta va tirata fuori subito, non c’è più spazio per polvere e rinvii.
Attualmente, l’unico addestramento specialistico disponibile si concentra nel breve corso iniziale presso la Scuola di Livorno, mentre il necessario addestramento di mantenimento si svolge in reparti non attrezzati o solo occasionalmente nelle strutture del COESPU e della stessa Livorno. Ignorare queste proposte significa, deliberatamente, accettare che i nostri colleghi operino con uno standard di sicurezza inferiore a quello necessario. In base alla Legge 46/2022, alle APCSM è concesso vigilare sulla sicurezza dei Carabinieri che, non è una concessione, ma un diritto soggettivo del militare e un dovere inderogabile del datore di lavoro. Non si può parlare di efficienza se non si mettono gli operatori nelle condizioni di tornare a casa dalle proprie famiglie.
NSC pretende che l’Amministrazione attui un piano di potenziamento strutturale e addestrativo, smettendo di considerare le SOS come reparti di “serie B” rispetto ai reparti d’élite. L’autonomia operativa e la protezione fisica dei Carabinieri passano per investimenti certi in poli addestrativi permanenti: ogni giorno di ritardo in questa direzione è un rischio che ricade interamente sulle spalle di chi sta in strada, ed è un rischio che questo Sindacato non è più disposto a tollerare.
Il Segretario Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri Giovanni Sessa