La Segreteria Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC) lancia un grido d’allarme che non ammette repliche. A seguito di una serie di incontri e confronti effettuati nelle Legioni di Basilicata, Molise e Abruzzo, nonché in altre realtà geograficamente analoghe, emerge il ritratto di una situazione ormai insostenibile che rischia di trascinare il morale del personale e dei Comandanti verso minimi storici pericolosi. Nelle terre del “silenzio”, dove le distanze si fanno sentire e il supporto scarseggia, NSC ha incontrato donne e uomini che operano in contesti svantaggiati e che oggi rivendicano una considerazione istituzionale degna del loro ruolo, un ruolo che non può e non deve mutare valore a seconda delle latitudini.
Il personale dell’Arma territoriale sta affrontando il proprio servizio facendo leva esclusivamente su quell’altissimo senso del dovere che da sempre la contraddistingue, ma che oggi viene impropriamente utilizzato come un ammortizzatore sociale per coprire gravissime carenze strutturali. La carenza organica in queste regioni ha ormai superato la soglia dell’emergenza per trasformarsi in una condizione cronica e patologica: i Carabinieri si trovano quotidianamente costretti a sopperire alle inefficienze e alle mancanze di altri enti e istituzioni che dovrebbero concorrere al sistema sicurezza, ma che spesso brillano per assenza.
Non è più accettabile, infatti, che l’Arma territoriale continui a essere considerata il “tappabuchi” universale di un sistema sicurezza che fatica a reggere il passo, specialmente quando tale supplenza diventa una prassi sistematica e non più eccezionale.
A completare questo quadro già critico si innesta la gestione dell’Ordine Pubblico, dove NSC ha constatato con profonda preoccupazione il sistematico impiego di personale dei reparti territoriali in grandi eventi, in luogo dei reparti specializzati come Battaglioni e Reggimenti.
Parliamo di colleghi che, pur nella loro abnegazione, spesso non risultano adeguatamente formati né equipaggiati per scenari di tale complessità, venendo mandati in prima linea con rischi altissimi per la propria incolumità fisica e con un carico di stress psicofisico devastante. È una solitudine, quella del Carabiniere, che oggi si specchia in quella del suo Comandante di Stazione, di Compagnia o, in certi casi, persino del Comandante Provinciale. Anche i quadri intermedi vivono questo immane disagio, schiacciati tra le pretese superiori e l’oggettiva impossibilità di fornire risposte concrete ai propri subordinati.
Il benessere psicofisico del personale è ormai un miraggio e l’assenza di un ascolto reale da parte dei vertici sta scavando una ferita profonda nel corpo dell’Istituzione. Per questo, il Nuovo Sindacato Carabinieri rivolge un appello perentorio al Comando Generale e al Governo: i Carabinieri non possono e non devono pagare il prezzo dei gap amministrativi e politici accumulati negli anni. È necessario che l’Esecutivo avvii immediatamente un piano straordinario di assunzioni e investimenti, mentre il Comando Generale deve dare un segnale tangibile di vicinanza attraverso una revisione urgente dei carichi di lavoro.
La sicurezza dei cittadini e quella del personale operante sono le due facce della stessa medaglia: se si lascia crollare il benessere di chi indossa l’uniforme, crolla inevitabilmente l’intero sistema sicurezza del Paese.
Giovanni Sessa, Segretario Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri