Mancato pagamento indennità Covid

La gestione del pagamento della indennità per chi ha avuto il Covid sta destando forti malumori nel personale dell’Arma dei Carabinieri. 

I Carabinieri nel periodo più acuto della pandemia hanno operato quotidianamente in situazioni di particolare rischio per la propria salute, spesso in condizioni di estrema difficoltà: come mai ancora oggi a molti colleghi non è stata corrisposta detta indennità? 

Per alcuni, stando a ciò che ci risulta, ciò si sarebbe verificato in quanto avrebbero contratto il virus dopo il 31 marzo 2022 (data nella quale è cessata l’emergenza pandemica). 

Tuttavia, ci risulta anche che i motivi di questa inadempienza sarebbero soprattutto dovuti a problemi di disponibilità economiche riconducibili al FAPP. 

Difatti, a differenza del periodo precedente in cui la copertura era stata garantita da una polizza assicurativa, stavolta era stato il FAPP (FONDO ASSISTENZA PREVIDENZA E PREMI PER IL PERSONALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI) a farsi carico di questo risarcimento. In una sua precedente nota si leggeva che “Il sussidio straordinario previsto per i 17.705 Carabinieri contagiati da Covid-19 nel primo trimestre dell’anno, in assenza di copertura assicurativa, sarà corrisposto su mandato del FAPP dal Centro Nazionale Amministrativo con gli statini del mese di ottobre (12.116 militari) e novembre (5.589 militari)”.

“Come mai – chiede Massimiliano Zetti – un organo che persegue finalità a carattere assistenziale e previdenziale in favore dei militari in servizio e che esiste anche grazie al contributo di moltissimi colleghi, si è preso un impegno così delicato e non l’ha rispettato nei tempi dovuti?” E prosegue: “Chiediamo trasparenza, perché al di là del riconosciuto impegno del Fondo, ci si chiede il perché non siano state fatte sin dal principio delle liste dei beneficiari di questa indennità, relative al periodo successivo al 31 marzo, corredate da comunicazioni circa il godimento o meno dell’indennizzo. Senza dimenticare – conclude – che il FAPP, nonostante sia fondato sull’impegno degli iscritti che versano una quota mensile, da sempre vede quest’ultimi completamente esclusi dalla partecipazione alla nomina di chi amministra questo fondo, come dovrebbe invece essere opportunamente previsto in qualsiasi associazione democratica e collegiale”.

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