MILANO – NAPOLI | Il grido di allarme che giunge all’unisono dalle Segreterie Regionali di Campania e Lombardia del Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC) è di quelli che non lasciano spazio a interpretazioni: “No al precariato di Stato“. Al centro della dura presa di posizione sindacale c’è l’ipotesi, sempre più concreta tra i corridoi di Viale Romania, di introdurre arruolamenti a tempo determinato per tentare di arginare quella che è ormai diventata una carenza organica cronica ed endemica per l’Arma dei Carabinieri.
Il quadro delineato dal sindacato è quello di un’amministrazione in sofferenza, gravata da un vuoto di circa 12.000 unità. Un deficit figlio di un turnover mancato e di un’attrattività della carriera militare messa a dura prova da stipendi non più in linea con un costo della vita galoppante. In questo scenario, l’idea di immettere sul territorio migliaia di giovani con contratti “a scadenza” viene vista come una soluzione fragile e potenzialmente controproducente. Non si tratta solo di una questione contrattuale, ma di una profonda riflessione sulla natura stessa del servizio: un giovane arruolato con questa formula, una volta terminato il servizio, si ritroverebbe infatti senza alcun “corridoio” preferenziale per l’impiego definitivo, tornando alla vita civile dopo aver prestato un servizio che il sindacato non esita a definire precario.
Le perplessità sollevate da NSC toccano corde profonde della struttura operativa dell’Arma. Da un lato ci sono i dubbi logistici e formativi — legati all’addestramento, agli alloggi e alle tutele di chi opera quotidianamente in prima linea — dall’altro c’è il tema della qualità del servizio offerto al cittadino. Il richiamo nostalgico alla figura del Carabiniere Ausiliario dei tempi della leva obbligatoria viene respinto con forza: oggi la società civile esige standard di professionalità e competenza che mal si conciliano con una formazione accelerata, pensata solo per “fare numero” e ripianare frettolosamente gli organici di Stazioni e Reggimenti.
La posizione delle segreterie di Campania e Lombardia resta dunque di piena condivisione con il Comandante Generale sulla necessità di aumentare gli organici , ma di attesa sui dettagli della proposta verso quella che considerano un “tampone” temporaneo su una carenza organica strutturale. La richiesta che arriva dal sindacato è quella di un ritorno a investimenti corposi sul PERSONALE EFFETTIVO, partendo da una rimodulazione degli organici basata su dati demografici attuali e, soprattutto, da un adeguamento salariale che restituisca dignità e prospettive a chi sceglie di indossare l’uniforme. Perché la sicurezza è un INVESTIMENTO e non va più vista come una spesa in DEFICIT.
Le Segreterie Regionali Campania e Lombardia del Nuovo Sindacato Carabinieri