
C’è un’aria strana nei corridoi dove si decidono i destini di chi indossa una divisa. Non sono solo carte, commi o tabelle: sono le ore che passiamo lontano dalle nostre famiglie, il valore del nostro rischio, la dignità del nostro impegno.
Siamo arrivati a questo secondo appuntamento storico — dopo il battesimo di fuoco del triennio 2022-2024 — con una consapevolezza nuova. Per la seconda volta, il Nuovo Sindacato Carabinieri siede a quel tavolo non come ospite, ma come protagonista. Ma proprio ora che la nostra voce inizia a farsi sentire, le regole del gioco minacciano di cambiare.
La Storia: da spettatori a protagonisti
Per decenni, il contratto dei Carabinieri è stato deciso “sopra le nostre teste”. Eravamo spettatori di una trattativa gestita da altri. Dal 2018, la musica è cambiata. Abbiamo iniziato a parlare noi per noi stessi. Ma la strada è in salita: la proposta di spacchettare il tavolo in tre diversi decreti (DPR) — uno per i civili, uno per i militari di polizia e uno per le Forze Armate — (peraltro sostenuta anche da alcune APCSM e OO.SS.) non è solo una scelta tecnica, è una scelta di campo che rischia di indebolire la nostra forza d’urto proprio nel momento cruciale.
Qualche domanda me la farei sul perché alcune OO.SS. spingono in tal senso.
Il rischio del “PICCOLO GRUPPO”: la forza dei numeri
Dobbiamo essere onesti con voi: la nostra forza risiede nei numeri. Quando il Comparto Sicurezza e Difesa si muove compatto, rappresenta quasi mezzo milione di donne e uomini. È una massa critica che nessun Governo può ignorare.
Dividere questa massa in tre tavoli separati significa, di fatto, “annacquare” il nostro potere contrattuale. Un Governo che parla con piccoli gruppi ha vita facile nel dire di no. Se ci isolano nel tavolo delle “polizie militari”, ci allontanano dai colleghi della Polizia di Stato, con i quali condividiamo la strada, i rischi e l’ordine pubblico. Il rischio? Trovarsi con un contratto “sartoriale” sì, ma fatto con una stoffa molto più povera rispetto a quella dei colleghi ad ordinamento civili.
Il Carabiniere: un professionista sospeso tra due mondi
La nostra natura è unica, e proprio per questo è fragile in sede di trattativa. Siamo Carabinieri: per metà apparteniamo al mondo della Difesa, con i suoi valori e il suo status, e per metà alla Sicurezza Interna, con le sue emergenze e il suo controllo del territorio.
NSC aveva proposto una soluzione diversa, più umana e logica: due tavoli funzionali.
- Uno per chi fa Sicurezza (tutti insieme, civili e militari).
- Uno per chi vive la specificità della Difesa.
Saremmo stati presenti in entrambi, portando il nostro contributo ovunque. La scelta dei “tre tavoli”, invece, rischia di lasciarci in una terra di mezzo: troppo militari per avere i diritti dei civili, troppo poliziotti per essere trattati come il resto delle Forze Armate.
La nostra promessa: non un passo indietro
Non vi nascondiamo la preoccupazione: la separazione dei tavoli è una sfida difficilissima. Ma non abbiamo intenzione di subire questo processo. Se il Governo deciderà di procedere per stanze separate, la nostra risposta sarà raddoppiata.
Non permetteremo che la “specificità militare” diventi l’alibi per pagarci meno. Se un poliziotto ottiene un riconoscimento per il suo sacrificio, il Carabiniere deve avere lo stesso, se non di più, proprio per quella specificità che oggi vorrebbero usare contro di noi.
Siamo alla seconda partecipazione contrattuale della nostra storia. Siamo più esperti, più attenti e, soprattutto, non abbiamo paura di alzare la voce. La nostra forza siete voi, e la vostra dignità non è negoziabile.
Restiamo uniti. Restiamo NSC.