ROMA – Con la sentenza della Cassazione che rende definitiva la condanna per Gabriel Natale Hjorth, si chiude l’iter giudiziario sull’omicidio del Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega. Come Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC), accogliamo l’esito con il rigore che ci appartiene, pur con la consapevolezza che nessuna decisione di tribunale potrà mai restituire Mario alla sua famiglia e ai suoi colleghi.
Nessuna sentenza, per quanto severa, ha il potere della riparazione assoluta. Lo sottolinea con amarezza proprio Fabio Manganaro, oggi dirigente sindacale NSC e allora protagonista suo malgrado di una vicenda parallela che ha scosso l’opinione pubblica:
“Possiamo parlare di condanne e di anni di carcere, ma la verità che pesa più di ogni carta processuale è una sola: nessuno ci restituirà mai Mario.”
Tuttavia, questa vicenda impone una riflessione profonda che va oltre la cronaca giudiziaria degli imputati americani. È doveroso, oggi più che mai, accendere i riflettori su chi, per aver servito lo Stato in quella drammatica notte, ha pagato un prezzo altissimo in termini umani, professionali e legali: proprio il nostro dirigente sindacale Fabio Manganaro.
Il paradosso della benda e le undici coltellate
Fabio Manganaro, Segretario Provinciale di NSC Roma, è stato per anni al centro di un violento ciclone mediatico, politico e giudiziario per aver apposto un foulard a copertura degli occhi di uno dei due fermati, una tecnica finalizzata anche a garantire l’incolumità dello stesso in un contesto di estrema tensione operativa. Nonostante l’assoluzione piena perché “il fatto non costituisce reato”, Fabio ha dovuto affrontare un calvario durato cinque anni.
Il paradosso raggiunge l’apice nel confronto tra i danni subiti: mentre Mario Cerciello Rega veniva strappato alla vita da 11 coltellate nel petto, l’autore di quel crimine ha avuto l’ardire di costituirsi parte civile contro Fabio Manganaro, chiedendo un risarcimento danni esorbitante per la condotta tenuta da quest’ultimo. In particolare, l’americano oggi condannato con pena definitiva, basa la sua richiesta di risarcimento danni poiché sottoposto in una condizione di “grande umiliazione e di grave degradazione fisica e psichica”. È inaccettabile che chi ha spezzato una vita si professi vittima di un atto volto esclusivamente alla sicurezza delle operazioni.
Una tutela necessaria
Su questo punto interviene Ilario Castello, Segretario Nazionale di NSC, richiamando l’impegno del sindacato per la protezione dei colleghi:
” Fabio Manganaro ha dovuto affrontare anni di battaglie legali per aver assicurato alla giustizia uno dei colpevoli della morte di Mario. Il nostro compito è garantire che nessun Carabiniere debba più sentirsi un bersaglio delle istituzioni mentre compie il proprio dovere. La tutela legale e la dignità professionale sono i pilastri su cui costruiamo la nostra azione quotidiana.”
Il dovere del cambiamento
La vicenda Cerciello-Manganaro resta un monito indelebile: NSC non accetterà più che i servitori dello Stato siano esposti alla gogna mediatica prima ancora che nelle aule di giustizia. Esigiamo un cambiamento concreto che garantisca tutele legali certe e trasparenza, restituendo dignità sia al sacrificio di chi cade, come Mario, sia all’onestà di chi resta a lottare, come Fabio. Per ogni Carabiniere in strada, NSC resta il presidio di questa giustizia necessaria.
La Segreteria Nazionale del Nuovo Sindacato Carabinieri